09 Settembre 2003. 

lee

Giornata senza vento e particolarmente umida qui a Cancún. Di fronte a me acque turchine e spiagge bianche. Seduto su un muretto aspetto Lee Kyung-Hae. Arriva con dieci minuti di ritardo, trafelato, e comincia a scusarsi in tutte le lingue a lui conosciute:.

Perdonami per il ritardo, stavamo decidendo gli ultimi dettagli per la manifestazione di domani contro il World Trade Organization (ndr WTO).

Figurati, il panorama mi ha tenuto compagnia. Contro cosa protesterete esattamente domani?
Cercando di essere sintetico, contro la politica del WTO che mira, senza troppo nasconderlo, all’arricchimento di pochissimi e all’esclusione dei molti.

E senza essere sintetici?

Per rispondere alla sua domanda, devo portarle, almeno con le parole, sui pendii montani vicino a Jangsu, una città di 30.000 famiglie agricole nella provincia di North Cholla nell’attuale Corea del Sud, a circa quattro ore di auto a sud di Seoul. Questa è la terra in cui ho tentato di realizzare il mio sogno. Ai tempi, e a dire il vero tuttora, avevo una visione idealistica di una azienda agricola. Probabilmente perché lì ci sono nato, ma credo che le colline attorno Jangsu siano la zona più bella della Corea del Sud, almeno in autunno. I terrazzamenti di colore giallo coltivati a riso che si scontrano con il verde scuro delle colline boscose dando vita a delle sfumature di colore che sembrano totalmente irreali.

Sembra di vivere in un dipinto?

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P. Cezanne. Mont Saint-Victoire de Aix-en-Jangsu

Si, ma un dipinto che sa mostrare anche la sua parte cruenta. È qui che ho sperimentato per due volte un immenso dolore. La prima volte a causa della perdita di mia moglie. La seconda volta per la perdita della mia fattoria a causa di un’apertura improvvisa dei mercati coreani al commercio estero. Nonostante l’aspetto prospero, questo è un territorio di coltivazione difficile. Situato ad un’altitudine di 450 metri, i campi sono spesso coperti di neve durante l’inverno. Il riso, che è la coltura principale del 60% delle famiglie, è di scarsa qualità e ci permette a stento di vivere. Il governo, noncurante di questa situazione già complicata, ha deciso di sacrificare la protezione agricola nazionale per aprire mercati all’estero. L’80% degli agricoltori coreani lavorano in terreni di piccole dimensioni, e sappiamo di non poter mai competere con il riso prodotto dalle grandi agro-imprese degli Stati Uniti, o con le mele coltivate in aziende cinesi che possono sfruttare in modo illimitato il lavoro a basso costo.

Dunque vorrebbe che il governo sudcoreano rimanga fuori dall’ormai onnipresente economia globale, pur di permettervi di coltivare ancora i vostri piccoli terreni?

Guardi, l’economia di mercato vorrebbe farci credere di essere l’unica possibile modalità del produrre; in realtà, sebbene tenda ad inglobare tutto l’esistente distruggendo ogni cultura diversa da sé, non è ancora riuscita, se non nelle coscienze obnubilate dei suoi accaniti e agguerriti difensori, ad eliminare le altre due esistenti e potentissime forme di economie che consentono la vita, le economie della natura e della sussistenza. Quindi la risposta è sì, il governo sudcoreano dovrebbe proteggere i suoi cittadini anziché incitarli al suicidio.

In altre parole vorrebbe attuare una politica di protezionismo.

Secondo lei, un siciliano che ha un albero di arancio proprio fuori casa sua ha bisogno delle arance californiane? Non credo! Non si tratta di proteggere ciò è mio a discapito di ciò che è degli altri. Non si tratta di proteggere i prodotti di uno stato semplicemente perché sono prodotti in quello stato. Non è sciovinismo. Qui si tratta della vita della gente. È solo buon senso. L’apertura ad una economia globale dovrebbe, almeno nella mia visione idealista, portare solo benessere. Nel momento in cui essa manda allo sfascio l’unica fonte di vita di un popolo bisogna metterle un freno. E bisogna pure essere consapevoli che la maggior parte dei proventi delle arance californiane che oggi tu mangi in Sicilia non va nelle tasche di un altro povero contadino californiano, ma in quelle di una Del Monte. Non genera una ricchezza diffusa, ma permette di costruire grattacieli. Nel momento in cui favoriamo il grande e il grosso, piuttosto che il piccolo, io, come cittadino del mondo, penso di aver fallito.

Non le sembra di essere un Davide contro un Golia ben più potente?

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Dettaglio di Davide con la testa di Golia, Caravaggio, Galleria Borghese di Roma, Roma)

Davide era forse folle, ma sappiamo tutti qual è la fine che fece Golia. Ma non sono forse pazzi anche quelli che accettano tutto? Io almeno dico: questo è sano, questo è malato, questo è bello oppure brutto, qui c’è il bene qui c’è il male… Perché tutto questo dolore a te sembra giusto? A me no. Non riuscirei ad essere un Davide, non riuscirei ad uccidere Golia, preferirei morire piuttosto che uccidere. In ogni caso devo provare a difendermi! Mi devo difendere senza ledere la libertà altrui. Lasciare la libertà di condurre la propria esistenza come meglio si crede, nel rispetto di ciò che non ci appartiene, nel rispetto della natura, nel rispetto della vita del prossimo, nel rispetto delle scelte altrui. Nel 384 d.c., il praefectus urbi Simmaco scrisse una lettere agli imperatori romani per pregarli di restaurare l’Altare della Vittoria. Una delle frasi che più mi colpi fu: «Osserviamo gli stessi astri, ci è comune il cielo, ci circonda il medesimo universo: cosa importa se ciascuno cerca la verità a suo modo? Non c’è una sola strada per raggiungere un mistero così grande» (2). Non c’è una sola strada e dobbiamo aiutare tutti a percorrere la strada che preferiscono. La nostra identità è vera solo grazie alla presenza e alle strade del prossimo; il rispetto e l’empatia, solo esse possono salvarci e richiedono che il confine fra “io” e “tu” sia poroso e permetta all’identità di entrambi di sfiorarsi, in uno spazio mentale condiviso (3). L’anteporre l’io al tu, incondizionatamente, è ciò che ci farà estinguere.

Lee, ti ringrazio per la tua disponibilità e in bocca al lupo per la manifestazione di domani!

Lee Kyung-Hae si suicidò il 10 settembre 2003 nel corso della manifestazione contro la conferenza WTO 2003 a Cancùn. 

  1. https://www.theguardian.com/world/2003/sep/16/northkorea.wto
  2. http://www.intratext.com/IXT/LAT0851/__PA.HTM
  3. http://www.nilalienum.it/Sezioni/Bibliografia/Politologia/RifkinCE.html