Spesso Tutina verde* ti ho incontrato. Ti ho visto rovistare nei cassonetti dell’immondizia. Non eri alla ricerca di cibo o ferri vecchi, lo avevo capito. Sono venuto a parlare con te più per il gusto di vedere la scintilla nei tuoi occhi che il motivo della tua ricerca.

Devo confessarti di aver spesso la paura di fare la tua fine. Di passare la mia vita differenziando ciò che gli altri hanno deciso di non differenziare. Di rattoppare una tela che quotidianamente stiamo disfacendo.

Devo confessarti che quando mi dicesti che avevi cercato d’imparare la Larousse a memoria, la tua pazzia mi ha affascinato. Ho visto il mondo nel tuo cuore, ho visto che sogni di noi. E sono rimasto deluso perché ho pensato che la tua lotta fosse solo un vano affare. Sono rimasto deluso, perché anche il mio quotidiano sforzo, la mia corsa al non sprecare mi è sembrato vano. Vano di fronte ad un mondo che non la pensa come noi, un mondo che corre, che ha il tempo di comprare, e forse consumare, ma non ha il tempo di riflettere e centrare il giusto buco.

Ma oggi mi sono detto che in effetti avevi ragione a dirmi che non volevi essere causa del problema. Bene non so se tu sia davvero la soluzione, ma sono certo che non sei parte del problema.

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Foto di un poster dell’esposizione Black Power!, New York Public Library.

*Tutina Verde è un uomo (in carne ed ossa) che indossando una tuta intera, presumibilmente impermeabile, di colore verde smeraldo si aggira fra i cassonetti del quartiere dove vivo a Marsiglia operando una sistematica differenziazione dell’immondizia indifferenziata.