Era necessario aspettare di scoprire che la società di consulenza britannica Cambridge Analytica (1) ha ricevuto dei dati dal social media di regime (Fb) al fine di influenzare e manipolare le scelte politiche, per capire che, più o meno dal fascismo in poi, i mass media sono il mezzo più usato – ed efficace – per modellare la società? Ci siamo persi l’ultimo secolo mentre ascoltavamo la radio, guardavamo la tv, o eravamo troppo occupati ad informarci o rilassarci sul web? Come cantava John Lennon, la vita assomiglia sempre di più a quella cosa che accade mentre siamo impegnati a fare tutt’altro.

Lo stupore pudico con cui ci indigniamo per essere stati mediaticamente violati dovrebbe lasciare il posto ad una più sincera presa di coscienza verso le pratiche che il potere adotta per modellarci. È il suo ruolo, ed è la maniera con cui ha scelto di fronteggiare il rischio della consapevolezza a cui approdano le nuove fasce abbienti (rischio che potrebbe mettere in crisi – fra qualche anno – sia Cina che India). Se il compito dei politici (categoria dentro la quale ormai i “politici” nel senso letterale del termine svolgono il ruolo di comparse) è quello di conformare la società agli interessi delle proprie lobby di potere, il nostro è (o sarebbe) quello di resistervi. Ma “oggi no, domani forse, dopodomani sicuramente”, possiamo affermare citando Gaber.

È per questo che i 50 milioni di utenti statunitensi “violati” continueranno ad usare il suddetto social senza paura, solo con un po’ di indignazione in più e solo appena un senso di sporcizia crescente. Ma dura poco, poi passa.

 


(1) https://www.theguardian.com/news/2018/mar/18/what-is-cambridge-analytica-firm-at-centre-of-facebook-data-breach