Passeggio tra le stradine ripide di Butte de Montmartre, oggi la neve scende soffice, Place du Tertre è deserta e nemmeno il più squattrinato degli artisti di strada si azzarda a mettere il becco fuori casa, c’è perfino chi scia nelle stradine ripide intorno e giù da Sacre Couer.

Mi perdo sempre in quest’angolo di Parigi, compendio di mille romantiche suggestioni artistiche, per me meta imprescindibile ogniqualvolta mi trovo, anche solo di sfuggita, nella Ville Lumiere. A rue Ravignan poi ci lascio sempre un pezzo di cuore, li al Beatou-lavoir che ha visto passare l’apice della creatività del primo novecento; tra la boheme maudit di chi ci è rimasto e di chi invece ha spiccato il volo; le feste alcoliche in onore di Rousseau il doganiere; le auto-celebrazioni di artisti maledetti. Geni che, cavalcando le avanguardie, le sovrastrutture, quanto meno quelle artistiche, le hanno a loro modo spezzate,  sovvertendo il corso dell’arte e della nostra stessa percezione di essa…

P_20180206_183532.jpg

In questo tardo pomeriggio di metà febbraio mi lascio andare allora alla fantasia e mi immagino a percorrere quella via esattamente 110 anni fa:

-‘Hola Pablo!’

-‘Hola Gal, que tal?’

-‘Todo bien! hai sentito che freddo che fa oggi?’

-‘De puta madre! fa un frio che non riuscivo neanche a tenere il pennello in mano!
A Malaga e Barcellona non avevo mai visto la neve…’

-‘Figurati! magari ci fosse il sole e il mare pure qui…

-Su dai andiamo a casa ti offro l’assenzio che sono appena riuscito a recuperare da Emile, così ci riscaldiamo un po’.

Ci inerpichiamo sugli stretti scalini del Bateau-Lavoir, misere stanze di legno, un letto, qualche coperta, una brocca e un lavabo, un tavolo e un paio di sedie; puzza di trementina e macchie di colore dappertutto, dal braciere in terra emergono dalla cenere piccoli brandelli ci carta bruciacchiati, si scorgono disegni di corpi e volti.

– Con Fernande come va?

– Lascia perdere, quella è tutta matta, l’altro giorno mi ha beccato con una modella che stavo ritraendo…

– E dunque, che facevate?

– Ma ci stavamo solo divertendo un pò…niente di male, eravamo nudi sul letto, ma lei l’ha presa male, ha cominciato a tirarci tutto addosso e gridare, sembrava indemoniata…
ma poi per cosa..ci stavamo solo scaldando ¡Maldita sea!

– Beh, Pablo un poco la capisco…comunque dai beviamoci su!

Calici pieni di odoroso, potente assenzio si alzano in alto illuminati dalla fioca luce di un candelabro di legno.

– Su dai mostrami qualche nuovo lavoro che è da un pò che non ci vediamo, dipingi ancora in blu quelle robe tristi? ah no, forse eri passato al rosa, ai nani e alle ballerine…

– Gal, ci sono novità…

Passiamo nella stanza attigua, un po’ più grande ed ancora più fredda. Qui una moltitudini di quadri, tele, cartoni, disegni mi avvolgono con le loro teste spigolose, i loro occhi strabici, i nasi triangolari, i loro colori innaturali e accesi. Poi d’improvviso appare appeso alla parete un quadro enorme, che emerge da questo spazio così angusto: 5 figure  di donne nude anch’esse totalmente innaturali e inumane con i loro corpi difformi incastrati nello spazio e le loro teste mostruose. Rimango impietrito. Lo shock davanti ad un’opera così violenta è immenso. Sembra quasi che questo quadro ti voglia rubare gli occhi e gettarli nel vicolo di fianco. Sono sconcertato ma allo stesso tempo fortemente attratto.

Picasso-Les-demoiselle-dAvignon1.jpg (662×700)

– Ti piace?

– Non saprei Pablo, sono confuso. E’ un’opera così, così…così diversa, non ho mai visto niente di simile.

– Non è proprio un complimento ma è già qualcosa, solitamente la gente scappa inorridita. Leo e Gertrude mi hanno detto che sto diventando sempre più loco, Andrè mi ha dato del fallito, pure George è rimasto contrariato, e Guillaume…si anche lui, il mio caro Guillaume è rimasto deluso. Sono affranto Gal, io credevo che tutto fosse chiaro, palese, immediato…

– Beh Pablo tu pretendi troppo, non tutti possono pensarla come te.

– Ma non c’è niente da pensare, ho solo messo dentro quello che esiste già: vedi qui ci sono le arance e le bagnanti di Cezanne, in questi volti ci sono le maschere del Trocadero, qui il sesso e la lussuria,  qui sparsi nell’aria li vedi i volumi bidimensionali, e qui ancora l’anarchia delle cose che prendono il loro posto nello spazio senza regole e imposizioni. La carnalità e l’essenza del reale senza schemi, senza reticoli e punti di fuga.

– A me sembra che il tuo sia solo un tentativo di storpiare la realtà, abbruttendola con queste forme logore, malate, questi visi scarni e brutali, questi seni quadrati, queste forme e questi corpi così disallineati caricaturali.

– Mierda! Vedi anche tu ti ostini a non capire! liberati per un attimo dai tuoi preconcetti, dai tuoi pregiudizi, dalle categorie, guarda con occhi nuovi, pensa con una testa libera: non vedrai dolore e paura, non vedrai bruttezza e disarmonia ma solo i mille frammenti della realtà che da ogni lato si fondono in noi.

Continuo a bere, la stanza adesso sembra che mi giri intorno e con essa tutte queste strane figure…forse dobbiamo inebriarci di vita per coglierla nella sua pura essenza. Ma solo chi è veramente libero può indicarci la strada.