Saremo noi che abbiamo nella testa un maledetto muro.

Un muro spesso insormontabile che ci impedisce di mirare oltre costringendoci ad immaginare un infinito che non c’è. Le nostre vite, ingabbiate in schemi comportamentali già definiti, scorrono veloci su binari di incertezza e conformismo; impenitenti ne seguiamo la scia senza voltarci mai, impauriti di trovare scheletri di rimpianti. Dietro vessilli di ideologie, morali, convenzioni, pregiudizi, credenze, scaviamo le nostre trincee e perpetuamente puntiamo i nostri cannoni verso il bersaglio del diverso, in un processo che è sempre esistito (e che probabilmente è fisiologico e connaturato nell’animo umano) ma che in società fortemente strutturata come quella odierna costituisce un limite sempre maggiore alla libertà dell’individuo.

Nei prossimi interventi indagheremo questi corredi sociali e psicologici, quelle che per semplicità potremmo definire SOVRASTRUTTURE: dispositivi che per quanto utili a costruire un cammino che ci orienti in questa selva oscura, spesso ci si ritorcono contro, intralciando quello stesso cammino e impedendoci una piena realizzazione e soddisfazione personale.

È con questo tema che abbiamo scelto di (ri)inaugurare dei cicli monotematici bimestrali su Nowhereville, presentando settimanalmente un articolo che ruoti intorno alla tematica prescelta. Non c’è in questa iniziativa un vero e proprio scopo di organicità didascalica, né tantomeno una pretesa di completezza, ma solo il tentativo di trovare un fil rouge per un costruttivo confronto.


Foto in copertina di Stefano Mortellaro