Dopo un lento ma inesorabile sommovimento di terra, ripresero a muoversi le mani, riemersero da sotto la terra i visi sfatti di quelli che un tempo erano stati esseri umani. Dai brandelli pendenti, rattoppati con nastro isolante per non cadere, gocciolava un sangue nero come la pece.

Il grottesco, l’obbrobbrio, qualcosa di innaturale riprende a rimestare le acque ferme di questo stagno che lambisce il nostro villaggio, sollevando miasmi che si spandono per intere vallate e città. E non possiamo fare altro che turarci il naso e chiederci da dove arrivi questo tanfo insopportabile, volgendo lo sguardo lì, a quello spettacolo funereo di cadaveri che si accoppiano a cadaveri. E stiamo tutti così: disgustati ma attenti.

Nico Mingozzi. Scorci violati n.46. (Da kainowska.com)