Il calcio a volte mi annoia. A volte succede poco, troppo poco per emozionarmi e in questo caso non c’è nulla da fare, aspetto il 90esimo divagando. A volte succede tutto in una sola direzione, e l’entusiasmo iniziale ha velocemente svuotato il pozzo d’emozioni che avevo laboriosamente riempito. In questo caso ho una soluzione contro il tedio: cambiare prospettiva, essere tifoso dell’altro. Non è semplice, perché basta distrarsi un attimo, il campo ruota ed il bianconero* diventa nuovamente il tuo colore. Se riesci però a diventare un tifoso dell’altro, magari un tifoso meno sincero ma più oggettivo, il tedio prende il posto delle emozioni nel pozzo ormai vuoto. La partita ricomincia ma l’obiettivo è diametralmente opposto. Puoi studiare i tuoi errori e darli in pasto al nemico che è dentro di te. Potrai riscoprire la sofferenza e la gioia. Ma non temere, a lungo andare la noia dell’uguale arriverà.
Il calcio è uno sport, è normale che ci siano degli antagonisti, dei vinti e dei vincitori, ma tutto sommato cambiare prospettiva, essere tifoso dell’altro è un buon metodo per scoprire il nuovo e per riflettere a dettagli prima mai immaginati.
La vita, quella no, non è uno sport, non è normale che ci siano antagonisti, vinti o vincitori. O almeno non è normale se ci diciamo Sapiens, se ci opponiamo al lato crudele della Natura. Ma anche in questo caso cambiare prospettiva potrebbe essere utile.

E proprio in questi giorni, non ho potuto dormire perché un cambio di prospettiva mi ha obbligato a vegliare. Un cambio di prospettiva mi ha obbligato ad essere accolto e non accogliente.
Ho guardato chi accoglieva, l’accogliente preoccupato che la sua intimità potesse fragilizzarsi, l’accogliente non a sua agio nella sua casa, l’accogliente che teme per i suoi oggetti, l’accogliente che non sopporta i rumori della notte, l’accogliente nudo di fronte al tempio dell’ospitalità. E poi ho guardato me stesso, accolto a malincuore, e mi sono visto solo, fra lenzuola estranee, fra oggetti strani, fra lingue diverse, fra sguardi strambi di gente straniera. Ho visto le foto dal barcone, e non del barcone. Ho visto i salvagenti che cercavo di acchiappare e non quelli che lanciavo. Sì, mi sono visto solo ma non ho pianto perché ero sicuro che l’estraneità fosse solo un sinonimo di nuovo, nuovo che il buon tempo avrebbe trasformato in vecchio e conosciuto. La solitudine sarebbe forse andata via, anche lei gettata nel pozzo delle emozioni, insieme al timore.

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World Press Photo 2015, general news , 2nd prize singles: rescue from Bergamini ship of italian Navy 07 June 2014 mediterranean sea, Italy © Massimo Sestini (http://www.massimosestini.it/)

E così alla prossima distrazione, quando diventerò nuovamente accogliente e non accolto, forse mi renderò conto di cosa voglia dire essere accogliente, forse non avrò più paura, forse mi renderò conto che il debole non sarò mai io che accolgo in casa mia, io che conosco le mie mura, io che vivo fra le mie mura, io che ho sempre vissuto tra quattro mura.

* Statisticamente i tifosi di squadre con tenuta bianconera sono la maggioranza. Un “Ti faccio un grafico” forse un giorno ne parlerà.