Anche i Greci volevano sentirsi liberi di vivere il quotidiano con leggerezza. Per questo motivo posero oltre la volta celeste l’Iperuranio; lì, ben lontane, vivevano le idee immutabili e perfette, un luogo non tangibile dagli enti terreni e corruttibili. Messa apposto e ben lontana la perfezione, crearono i loro capri espiatori. Li misero sul monte più alto della penisola greca, l’Olimpo, e li dotarono di tutti i difetti di cui erano a conoscenza.

Anche i Greci volevano sentirsi liberi di vivere il quotidiano con leggerezza. Sentivano il tempo scavare le loro rughe e la necessità del conoscere non rendeva leggiadro il loro passo. Così fecero uccidere Kronos (il tempo) e relegare Ananke (la necessità) ad un ruolo marginale. L’Olimpo è una rivolta della leggerezza contro la precisione della legge. Roberto Calasso in Le nozze di Cadmo e Armonia si chiede perché gli Olimpi preferirono il cinto dell’inganno al serpente della necessità. Gli Olimpi e quindi i Greci volevano vivere ciechi e liberi, andare incontro alla morte senza osservarla. Liberi nell’albero di possibilità, incatenati da Eros e dal suo leggero inganno. In fondo tutti sapevano che Zeus non era che un vincitore temporaneo, non aveva ucciso Kronos, lo aveva solo vestito di panni nuovi, sperando in un eterno carnevale. E aveva avuto troppo pietà anche di Ananke; lei sarebbe stata sempre lì, anche dopo di lui, spesso dimenticata e non venerata, il suo vincolo sacerdotale stringendoci dal primo all’ultimo respiro.

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Il vincolo inflessibile di Ananke, che stringe circolarmente il mondo, è coperto da una fascia screziata, che possiamo vedere nel cielo come Via Lattea (R. Calasso, Le nozze di Cadmo e Armonia)