Pedante e pedagogo, un’evidente radice comune (dal greco pais, fanciullo), una differenza di significato abbastanza netta.
Un pedagogo deve essere necessariamente pedante?
Non credo, un pedante spesso lascia solo ricordi negativi mentre penso che un pedagogo sia qualcuno capace di lasciare delle tracce utili e positive. Questi due aggettivi sono chiaramente abbastanza soggettivi e solo il tempo può caricarli di un concreto valore, che rimane comunque personale. Adesso, dopo un decennio, dalla fine dei miei studi obbligatori, mi accorgo che parecchie tracce, allora considerate solo semplici simpatici gradevoli graffi, si rivelano tutt’altro che innocue e probabilmente utili. Chiamerò il professore che alcune di tali tracce ha segnato, BA; BA come il tragitto Biancavilla-Adrano che ogni mattino ero costretto a intraprendere per recarmi al tempio della sacra istruzione obbligatoria di secondo grado.

Il fluire pedagogico di BA era contraddistinto, tra le altre, da tre caratteristiche: la prima, la più innocua, era aver creato un personaggio pseudo fittizio senza qualità da utilizzare come meglio pensava nelle sue storielle o parabole (darò il nome di Minissali a tale personaggio); la seconda caratteristica era il frequente utilizzo del sicitaliano, ovvero una miscela aleatoria di siciliano e italiano. Infine, la terza peculiarità era un maniacale e ricorrente utilizzo di alcune parole, che risultavano per questa ragione svuotate di significato agli occhi dei suoi acusmatici.  Queste due ultime caratteristiche (ben miscelate con un costante disaccordo tra aggettivo, sostantivo e verbo, in genere e numero) decredibilizzavano ai tempi la sua figura, almeno ai miei occhi. Mi accorgo, adesso, che proprio grazie a tali caratteristiche, non so quanto volontariamente utilizzate, le sue lectio magistralis hanno assunto per me un carattere quasi epico. Le parole ricorrenti erano come un tamburo tribale che dettava il ritmo nella sua danza leggiadra fra i grafitici banchi di scuola. Il sicitaliano un’armonia che caricava di epos la sua favella. Ritmo e armonia che creavano una Nuova Epica in salsa Sicitaliana (NES). È forse la potenza espressiva del NES che lo rende pedagogicamente attraente ed efficace. È sicuramente la potenza espressiva del NES che permette a BA di lasciare tracce e rendere ancora vivi nella mia memoria alcune poesie/autori/testi. BA non crea nuove forme e nuove storie. Con un lavoro di riadattamento crea un mondo non nuovo ma originale, abitato da personaggi e luoghi antichi, vestiti di una luce nuova. Il NES viene applicato a tutte le letterature: Ulisse è un bruto scaricatore di porto, il miles di Plauto non è più gloriosus, Carducci un poeta dialettarele. Ma il NES di BA raggiunge forse il suo apice nella creazione di una nuova Commedia. BA risciacqua i suoi panni nello Ionio e riscrive così la sua Divina Commedia aggiungendo prosopopea qb. Uno degli esempi più fulgidi di ciò che il NES è, è senza dubbio la spiegazione della legge del contrappasso, ecco un estratto:

“Faciti finta ca iu sugnu Danti, e vai’a spiegari a legge du contrappasso. Comu fazzu? Pigghiamu ‘n cristianu a casu, Minissali. Iddu na sa vita na fattu di cotti e di crude, fimmini, cosi… insomma è ‘n pezzu di … (gesto rotatorio della mano), diciamo un mascalzone. Perciò quannu u signuruzzu decide di mmazzarlo, u bbia all’Inferno. Ora u problema è che a Minissali ci piace assai a Cocacola, ed è qui che entra in gioco la legge del contrappasso. U Diavulu, che per definizione è diabolico comu sulu u Diavolu, invintau sta regola. Ppi farici capire ca nan sa viviri assai Cocacola, Minissali sarà punito per l’eternità in questo modo: du diavoli di basso rango u pigghiunu ogni matina versu i 7 e ci ziccunu na sucalora nda ucca. Da questo tubo cola Cocacola in continuazione ma con un cannaggio abbastanza forti da fare ffuccari Minissali, e la Cocacola ci nesci da tutti i purtusi, a ucca, a nasca, l’aricchi… e macari basta (gesto rotatorio della mano). Chissa è la legge del contrappasso fisica. Ma ne esiste un’altra di tipo mentale. Sempre i du diavoli risbigghiano ogni matina Minissali e lo incatenano in una serra assolata, screenshot_2016-12-10-01-28-05dove ci sono 40°C, di fronte a una vetrina. Una volta incatenato, i diavoli rapuno la tendina della vetrina. Quello che Minissali vede è uno spettacolo raccapricciante. Un sciume di Cocacola, menza ghiacciata, scorre di fronte a lui. Quando iddu comincia a sudare arrivano famiglie di dannati che piantano l’ombrellone in una spiaggetta e poi si bbiano ndo sciumi per rinfrescarsi. Giocano a palla e a racchettoni, mettono il meloni in una ansa per rinfrescarlo. E bevono Cocacola ghiacciata a garganella. Intanto Minissali suda e soffre. E suderà e soffrirà per l’eternità guardando sto sciumi di Cocacola.”

Cercando di essere un buon pedagogo, BA spiega la legge del contrappasso, ma parallelamente la utilizza con un altro scopo: sferzare un attacco agli eccessi del consumismo. La Coca-cola è qui rappresentata in maniera diabolica. Essa arriva fredda dai meandri caldi dell’inferno, per corrompere l’uomo, gettandolo nello sconforto, mostrandogli oasi di pace destinate presto a dileguarsi. Per fare tutto ciò BA costruisce una cornice solida basata sulla calura, sul sudore, sulla una luce prepotente, sulle visioni estive che un uomo del sud ha sicuramente sperimentato nella sua vita. Come una aedo, cerca un terreno comune con il pubblico per imbastire la sua storia, per costruire la sua epica, la sua Nuova Epica Sicitaliana.