“Avevo una battaglia aperta contro il caos, avevo un’innata voglia di mettere a bada le cose: ecco tutto! si è vero, da giovani si è sempre un po’ testardi e intransigenti, ma mi chiedo cosa resta adesso del mio tormento giovanile, degli anni di lotta e rancore, di tutti quegli sguardi incrociati senza proferire parole. Fiero sul cammino mi ergevo non curandomi delle emozioni. Supino adesso mi ritrovo tra acciacchi e fameliche voglie non soddisfatte“

Continuava a pensare a come continuare e se davvero continuare. Quello non era certo il posto migliore per prendere decisioni: quell’albergo, come ogni albergo, sapeva di vuoto e nostalgia. E l’ordine della stanza, il suo lineare e prevedibile rigore, che un tempo avrebbero esaltato il suo vigore, adesso lo rendevano confuso, triste,  attonito.

Si girò di lato lentamente, i suoi pensieri sprofondarono inerti sul morbido cuscino e la sofficità dell’amalgama lo liberò per un attimo di quell’ansia che covava dentro. Un attimo che probabilmente gli salvò la vita.

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