Toc toc

Andrea: Chi è?
Salvo: Montalbano sono.
A.: Eddai chi è?
S.: Minchia Montalbano sono.

Andrea apre la porta.

A.: Au ma davvero tu si!
S.: Eccerto, ti pare che bbabbio?
A.: No, è che non me l’aspettavo, pensavo che esistessi solo nella mia mente! Oppure è un sogno o forse sono morto?
S.: L’età non sarebbe di certo sbagliata per morire. Comunque, certo che esisto nella tua mente ma anche in quella qualche altro milione di persone; credo che sia abbastanza per darmi il diritto di considerami reale.Volendo potresti fare come Pessoa…
A.: Cioè?
S.: Aspetti che qualcun’altro scriva di Ricardo Reis e così potrai finalmente incontrare il tuo caro personaggio! Magari dopo la tua morte, un Moccia a caso si cimenta in “L’anno della morte di Salvatore Montalbano”!
A.:  Ppi carità, non voglio correre il rischio, facciamo che ci credo! Sei qui, tra l’altro mi pare un dato di fatto. Ma comunque che minchia vuoi?
S.: Dobbiamo restare qui all’entrata o posso entrare!
A.: Certo entra.
S. sniffando l’aria : Ma non c’è fumo?
A.: È perché dovrebbe esserci?
S.: Ma se fumi sempre, pure nelle interviste in Tv, immagina a casa!
A.: No ti sbagli. Fumo solo durante le interviste. Mi devo pur costruire un personaggio.
S.: In che senso? Tu che sei uno scrittore, un costruttore di personaggi, devi costruirti un personaggio a tua volta?
A.: Ca certo, pensa se ti avesse inventato un brianzolo smilzo e vegano. Pensi che saresti famoso? Forse si, ma in maniera diversa. Quindi per cercare di farti diventare ciò che voglio, ho dovuto cambiare me stesso. Come potrai sentire, non ho la voce rauca, fumo al massimo una sigaretta alla sera se ho bevuto un po’ di vino. Anche la mia panza non è vera, sono rotoli di spugna. U vidi? Secondo te con tre pacchi di sigarette al giorno e tutto sto grasso in corpo, avrei potuto essere ancora in vita? Gli occhiali però sono veri, anche se a dire il vero il personaggio che recito durante le interviste è ipermetrope, mentre nella realtà sono miope. Questo è un dettaglio, ma forse ci hanno fatto attenzione soltanto gli spacciatori di lenti, ma sai sono un po’ maniacale. Anche i libri qua dietro sono falsi, lo sapevi?martello-da-clown
S.: Ma come falsi? Non può essere …Minchia vero è, sono di plastica! Ma come, uno scrittore coi libri finti? È come se un un fabbro usasse il martello da clown, quello rosso che fa quel rumore insulso!
A.: Se non sei Dante non fare ste similitudini. Fanno cagare. Mica ho detto che scrivo con il computer di plastica, è solo il resto ad essere falso. Secondo te, dovendo fare vivere, a te e ai tuoi compagni, una vita degna di essere vissuta, posso avere il tempo di leggere i libri di altri?
S.: Ma almeno cento libri li hai letti?
A.: Si forse li ho letti, ma poi finiamola cossta regola dei cento libri! Ti dispiace se spargo un po’ di sesamo sulla tovaglia? É meraviglioso maniarseli raccogliendoli a uno a uno facendoli appiciare all’indice leggermente bagnato di saliva.
S.: Ah si fai pure, anche a me piace. Vedo che abbiamo molte cose in comune. Comunque a proposito di libri, volevo farti una domanda su Noli me tangere, il libro che hai pubblicato da poco.
A.: Ma io non ti ho mai fatto leggere sto libro!
S.: Vedi Andrea, i tuoi pensieri, a meno che non hai raggiunto il Nirvana, non li controllerai mai tu stesso! Sono come le nuvole, vanno e vengono, certe volte ritornano. Ormai sono io a gestire il mio tempo come meglio credo, non il tuo conscio. Ritornando a Noli me tangere, un giorno stavo passeggiando per Scicli e sono passato davanti ad una libreria, se non sbaglio si chiama Don Chisciotte; c’era una commessa troppo carina e mi sono deciso ad entrare. I libri chiaramente non erano di plastica… ma a proposito ma dove li hai presi?
A.: Ho cominciato da Ikea, me li fottevo ad uno ad uno. Poi sono pure diventato un amico degli svedesotti del bar! A volte me li fottevano loro e me li davano quando andavo a fare colazione da loro. Così sono entrato in un circolo vizioso. Adesso è diventata proprio una droga e vado anche ai mercati delle pulci per allargare la mia plastolibreria.
S.: Mah cchi sbaddu! Comunque non amo troppo letteratura, e leggo col contagocce tra un caso e l’altro o per l’appunto per passare da uno all’altro, ma come sai bene sono particolarmente sensibile alla bellezza femminea. Mi sono quindi deciso ad entrare nella libreria. La commessa mi ha salutato e non ha fatto le solite domande tipo “posso esserle d’aiuto?” che tanto mi scassano i cabbasisi. Già due punti a favore, bella e sensibile ai miei punti deboli. Cercando di fare una domanda intelligente, ho cominciato a guardarmi in giro. Non volevo rischiare una domanda di letteratura, sulla quale era probabilmente più ferrata di me e mi avrebbe fatto fare malafigura.azulejos Quindi vedendo degli specie di azulejos, ho chiesto se venissero dal Portogallo. Mi rispose di sì, che venivano da un paesino vicino il convento di Tomar. Scavando nella memoria mi sono ricordato che circa 30 anni fa avevo fatto un viaggio in Portogallo con i miei fratelli e avevo visto…
A.: Ma tu sei figlio unico! Di quali fratelli parli?
S.: ié tonna ammutta! Andrea, lascia stare ste domande, viviamo in mondi paralleli! Io non conosco bene il tuo, tu non conosci a fondo il mio.
A.: Ma cose da pazzi!
S.: Comunque in questo viaggio ero stato in questo convento, perché mio fratello, fissato con i patrimoni dell’Unesco, non se ne voleva perdere uno, e menomale in questo caso! Appena glielo detto, Giada…
A.: E chi è Giada?
S.: Ca la commessa, minchia! Un poco di perspicacia per Diana! Appena glielo detto si è eccitata tutta, abbiamo parlato per almeno un’ora buona. Alla fine mi ha voluto regalare anche un libro. Ironia della sorte mi ha dato un tuo libro, per l’appunto Noli me Tangere.
A.: Regalato?
S.: Regalato!
A.: Regalato?
S.: Comprato, regalato la stessa cosa è!
A.: Non in quel caso non sarebbe più ironia della sorte, ma curiosità del lettore! Che sei geloso?
S.: Cosa ci sarebbe di male a sapere di chi altro scrivi?
A.: Niente, ma non mi dire minchiate e dimmi che l’hai comprato e magari dimmi che per fare contenta la tua Giaduzza ne hai comprati n’altra dozzina di libri.
S.: Sempre a cercare il pelo nell’uovo, mi fai finire?
A.: No! E quando lo avresti letto?
S.: Hai presente quando scrivi che sto leggendo un libro che poi magari mi aiuta a risolvere il caso? Io in verità il caso l’ho già risolto, non ho bisogno del tuo deus ex machina come fossi in un libro di Agata Cristi. Dunque metto la copertina del libro che mi vuoi fare leggere tu su un altro libro e così mi posso leggere beatamente il libro che voglio facendo sembrare che sto lavorando al caso!
A.: Pezzo di bastardo, mi hai fottuto! (ndr Risata di A.) e quindi che vuoi sapere di Noli me Tangere?
S.: Ma niente non l’ho capito! Quando risolvo un caso bene o male c’è sempre una logica, ed il bello sta proprio nel fatto che chi mi legge deve trovarla prima di me. Qua invece mi pare che di logica ce ne sia poca. Cioè, una che non vuole essere toccata, se ne va a scopare a destra e manca?
A.: Primus, non ho mai scritto che non vuole essere toccata fisicamente; secondus, spesso per arrivare da A a B non bisogna per forza andare da A a B andando avanti, puoi andare anche indietro. In un circuito se hai appena superato il Via, basta fare un passo indietro e sei alla Fine.
S.: Filosofia da quattro soldi.
A.: Per la tua logica quadrata! Se sei ossessionato dal cibo, qual è il modo migliore di smettere? Puoi diminuire piano piano le dosi, da perfettino, e cambiare la tua visione del cibo. Oppure lo puoi fare con uno strappo. Mangi come un maiale e poi sarai sdegnato al solo vedere il cibo.
S.: Vero è, ma lo sdegno dura al massimo un giorno per me. Non so, non riesco ad entrare nella testa della tua protagonista.
A.: Ma infatti siete completamente diversi; tu sei un poco ripetitivo al lungo andare, non posso cristallizzarmi nel tuo personaggio. Spesso le persone hanno bisogno di raccontare una parte di se stessi, alcuni vanno dallo psicologo, altri parlano con gli amici, noi scrittori scriviamo. Costruire personaggi è modo che abbiamo per raccontare una parte di noi. Sti personaggi fanno anche da scudo. Io posso sempre dire che quel personaggio dice o fa na cosa perché ho dovuto caratterizzarlo, non perché davvero penso quella cosa!
S.: E bravo, fai u spacchiusu ccu culu i l’autri.
A.: Salvo ricordati il detto Gilusu di culu, jarrusu sicuru.
S.: Ma che jarrusu e jarrusu, e qui vengo al motivo della mia visita. Andrea ho bisogno di scopare.
A.: E che vuoi il mio culo?
S.: Ma no bbestia, fammi fare qualche caso con qualche donna! O fai venire na collega in commissariato. Tutti maschi siamo. Vista la mia ossessione, vorrei seguire il tuo consiglio, quello di A e B al contrario!
A.: E a Livia che le diciamo?
S.: Se sai poco di me, figuriamoci di Livia! Secondo me ha una doppia vita, non vuole mai venire a casa mia!
A.: E perché, tu ci vai a Genova?
S.: Si che ci sono andato, ma tu non lo sai. Ci vado quando non scrivi il libro, quando non mi pensi. D’altronde se sono a Genova vuol dire che non ci sono casi da risolvere e tu non potresti scrivere il libro!
A.: E ragione hai!
S.: Ma puoi vuoi mettere Marinella con Genova? Ah a proposito, grazie mille per la casa a Marinella, cercavo da tanto una casa così vicina al mare. Quindi me lo fai sto favore?
A.: Già Sellerio mi rompe i cabbasisi, ora ti ci metti anche tu? Ma poi visto che quando non scrivo puoi fare quello che vuoi, perché non te la cerchi tu?
S.: E questo è il problema! Io dovrei cercarla, tu invece me le fai apparire come delle madonne, e tra l’altro ci provano senza che io faccia niente! Il massimo risultato con uno sforzo nullo, un sogno va!
A.: E continua a sognare, ora vattini ca tardu si fici! Ah comunque la casa a Marinella è abusiva, ora la buttano giù…