Quando il Caso volle mettere un po’ d’ordine il Caos protestò violentemente ed un guanto di sfida gli lanciò. Sappiamo che il Caso vinse ma della loro battaglia abbiamo solo uno sbiadito ricordo. La Luce infatti non aveva ancora visto la luce ed i nostri occhi mal sopportano il buio. Lì nacque il mondo e le sue leggi, lì nacque l’eterna e quotidiana battaglia che ci spinge a sistemare un letto che verrà disfatto.

Il Caso in verità si pentì quasi subito della sua azione ed in un momento come gli altri ma forse con più volontà in corpo pensò che aveva il modo di riparare a questo torto. Una era la via, invertire la tendenza, tutto omogeneizzare. Ma sapeva che sarebbero passati miliardi d’anni prima che il Caos della sua rabbia avesse un ricordo lontano. Sapeva che ciò che per fortuna aveva creato avrebbe protestato, che il ghiaccio malvolentieri si sarebbe trasformato in vapore, che dalle ceneri qualcosa sarebbe spesso rinato. E lui, il Caos, iniziò una subdola battaglia, giocata a colpi d’ali di farfalla e cannoni di fiori che avrebbero avuto effetti catastrofici all’altro capo del mondo. Una battaglia talmente subdola da essere difficilmente dimostrata. E così il Caos poteva lavorare indisturbato, senza essere citato in giudizio o fuggendo per insufficienza di prove.

Al contrario il pacchiano Caso creò esplosioni deflagranti di Soli ed immense voragini che tutto avrebbero dovuto pantagruelicamente inghiottire. Ma purtroppo non tutto ciò che si mangia diviene grasso. Una parte viene espulsa e non luccica, torna in gioco per trasformarsi e sfuggire al caotico disordine.

Ancor’oggi il Caso lavora, incessantemente. Cerca di nuovo quel deterministico disordine per chiedere scusa al Caos di averlo ferito e a noi per averci creato.


When the Chance tried to give some order, the Chaos violently protested and thrown down the gauntlet. We know that the Chance won but a faded memory of their battle remains. In fact, the Light had not yet seen the light and our eyes can not bear the darkness. Thence the world and its laws were born, there arose the eternal and daily battle that pushes us to tidy up a bed that will soon be undone.

To say the truth the Chance almost immediately regret what done and tried to fix its fault. Only one was the way, to turn the tide, to mix the whole. But it knew that billions of years needed to pass before the chaos would have of his anger a distant memory. It knew that what it had created by chance would have protested, the ice would grudgingly turn into steam, that something would often be reborn from the ashes. And it, the Chaos, began a subtle battle, played with strokes of butterfly wings and cannons of flowers that would have catastrophic effects in the other side of the world. A battle so subtle to be hardly demonstrated. And so the chaos could have work undisturbed, without being sued or running away for lack of evidence.

In contrast, the flashy Chance created explosive bursts of Suns and immense greedy chasms that everything should have swallow. But unfortunately not everything you eat becomes fat. One part is ejected and does not glitter, back into play to transform and escape the chaotic mess.

Even today the Chance works incessantly. Looking again for a deterministic disorder to apologize to the Chaos of hurting it and to us for our creation.