… with the maps
of a world it never knew, …

William Carlos Williams, Paterson

 

Nessuno si muoveva, niente lasciava presagire alcun cambiamento, tumulto, eccitazione qualsiasi.

Un odore dolciastro cominciava a spandersi, dolciastro ma piacevole, ancora troppo leggero, troppo poco pregnante per risvegliare l’assopita folla. Era l’unico i cui sensi fossero desti, tante volte lo stesso processo si era ripetuto con variazioni minime. Il dolce trasformarsi in acre, i sensi bruciare. E finalmente il soprassalto, all’unisono, fino alla fine e ad un nuovo ciclo di oblio.
Perchè non subito quindi? La pazienza non gli si addiceva. Aspettare che tutti fossero pronti? In troppi, e poi non era come loro. Credeva di essere libero, credeva di poter decidere ogni azione volontariamente, qualunque sia la definizione di volontà. Quelle oscillazioni di frequenze lontane che costruivano un intenzione. Si trovava in un mondo apparentemente governato da labilissime e distanti volontà, a loro volta prodotte da movimenti poco correlati, o per nulla.

nuova luna
Luna Nuova/New Moon (Salvatore Minissale)

Ma a chi importa il perché, ora pressava il quando, ed il come.
Quello di cui aveva bisogno era un semplice ossidazione di riboflavina, aldeidi grasse e delle molecole di ossigeno. Risultato: scarto e qualche fotone, della luce verde o blu, a seconda dei gusti.

Respirava a lungo, con profondità, così da immettersi quanto più poteva di quelle sostanze. La sua, si, era volontà, non una caotico sbattere e fuggire di segnali, no, poteva controllare, razionare, dirigere, ed ottenere il risultato, in anticipo su se stesso, quel liquido sognifero in cui galleggiava non lo avrebbe privato della sua libera decisione. Si gonfiava a fatica, tutto intorno era ancora in uno stato di quiescenza totale. L’odore montava, una nebbia sempre meno rada, ma nessuno ne sembrava affetto.
Si sgonfiava per non esplodere, ma non c’era ancora. Si sforzava di ossidare, la riboflavina sembrava essere abbastanza. Le aldeidi ancora scarse, l’ossigeno quasi assente.
Cercava di spostarsi, forse da qualche altra parte avrebbe trovato il necessario. Impaziente colpiva gli altri, le cui reazioni erano solo automatiche, si chiedeva se non fosse l’unico sopravvissuto. Non sapeva quanti fossero, ma l’impressione era che il numero aumentasse con una certa frequenza, con una legge prestabilita, chissà perché in quel modo. La pressione aumentava di attimo in attimo, fin quando? A quanta forza poteva porre resistenza?
Non poteva muoversi se non contraendo parti del suo corpo con ritmi sfasati, ma la massa dei suoi simili ostacolava qualsiasi sua iniziativa. Respirava, inspirava, espirava. Basta riboflavina, grasso, ora desiderava grasso ed ossigeno. Chi avesse scritto le leggi di questo fluido in cui si contorceva, e perché? Ancora il perché, il come, il come, l’unica domanda degna di attenzione.

E poi chi fosse, si chiedeva, non poteva vedersi, era un mondo senza specchi e senza occhi. E se la sua identità non fosse che ogni identità, se il suo muoversi non fosse che ogni movimento, se il sentimento di essere il solo sveglio non fosse che cecità, un punto di vista ridotto, un cono percettivo inverosimilmente stretto. Ma no, i sensi non ingannano, i sensi sono l’unica realtà, la realtà dei sensi è la verità sul mondo. Aveva trovato uno spiraglio forse, la pressione era sempre alta, ma non omogeneamente applicata. Credeva di muoversi in avanti, credeva di essersi imbucato nel giusto cunicolo, seguiva l’odore ora divenuto intenso, intensissimo, assuefatto si faceva ancora di più assuefare. L’avanzamento lo eccitava in maniera costante e crescente, sentiva un piacere prenderlo man mano. Sentiva che il tempo si accorciava verso la meta, ora che il piacere sopravanzava il dolore, il dolore del sapersi solo, della non percezione, il vuoto che si espandeva. Strisciava, si dimenava, sbatteva e rimbalzava, su chi, cosa, quanti, uno, tanti?

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Structure of Photinus pyralis firefly luciferase.

Ora l’acre era diventato insopportabile, le membrane sudavano, il piacere stava per tramutarsi nuovamente in dolore, le membrane sudavano calore e luciferasi.
Ora, ora, il momento giungeva per credere di essere padrone di sé e di nuovo dei propri sensi. Concentrava gli spasmi, l’orgasmo non poteva passare senza coscienza. Il ritmo aumentava, si spezzava, rallentava, sentiva urti sempre più frequenti. Chi era? Se stesso, altri corpi, altri spasmi esterni? L’acre stava dissolvendo ogni capacità di razionalizzazione. I colpi non facevano male ormai, le membrane esterne ed interne anestetizzate…La frazione di un momento, il prima ed il dopo separati dal vuoto. Un salto inconscio ed inspiegabile.

Si credette esplodere, scagliato in qualunque direzione sotto forma di strani enti a velocità di cui non aveva esperienza.

Non era solo, quella luce abbagliante non poteva essere il prodotto della sola energia che si sentiva addosso.

Fu in quel preciso istante che si resero conto.

Sospesi insieme in quell’attimo consapevole in cui il mondo non è che espressione ed oblio.

 


 

 No one was moving, nothing was letting foretell any change, turmoil, excitation whatsoever.

A sugary smell was spreading, sugary but pleasant, still too soft, too little present for awakening the sleepy crowd. It was the only whose senses were aroused, many other times the same process was repeating itself with minimal variations. The sweet transforming in acrid, senses burning. And the wingding, in unison, till the end and a new cycle of oblivion.
Why not right way? Patience was not its thing. Waiting for everyone to be ready? Too many, and it was not like the rest. It believed it was free, it believed it could decide every action voluntarily, whatever the definition of will was. Those oscillation of distant frequencies creating an intention. It was finding itself in a world apparently ruled by fragile and far away wills, produced in turn by movements, with small correlation to each other or maybe not at all. 

Who cares about the why, now the when and the how were pressing. What it needed was a simple oxidation of riboflavin, fatty aldehyde and some oxygen molecules. Result: waste and few photons, of green or blue colors, depending on taste. It breathed for a long time, deeply, so to inhale as much as possible of those substances. Its will, yes, it was will, not a chaotic pounding and escaping of signals, no, it could control, ration, direct, and obtain the result, before itself, that dream-bearer liquid wouldn’t have deprived it of its free decision. It was inflating itself with great effort, everything around was in a state of total quiescence. The smell was rising, a more and more less sparse fog, although no one seemed affected. It was deflating itself not to explode, but it wasn’t there yet. It was forcing the oxidation, riboflavin was enough. Aldehydes still scarce, oxygen almost absent.  
It was trying to move, perhaps somewhere else it would have found what it needed. With impatience it was hitting the others, whose reactions were not voluntary, it was asking itself whether it was the only survivor. It didn’t know how many there were, it had the impression that their number was increasing with a fair frequency, with a fixed law, who knows why and which. Pressure was building up recklessly, till when? How much could it take?
It couldn’t move if not contracting parts of its body with out-of-phase rhythm, but the mass of the multitude was obstructing its initiative. It breathed, breathing in, breathing out. Enough riboflavin, fat, now it longed for fat and oxygen. Who did write the laws of the liquid it was writhing in, and why? Again the why, the how, the how, the only worthy question.

And who was it, it asked, it couldn’t see itself, it was in a world of no mirrors and no eyes. And what if its identity was just like any identity, if its movements weren’t just any movement, if the feeling of being awake was only blindness, a reduced point of view, a implausibly narrow cone of perception. No, senses do not cheat, senses are the only reality, the reality of the senses is the only truth about the world. It found a crack, pressure was still high, but not homogenous anymore. It believed it was moving forward, it believed it got the right tunnel, it was following the smell now become intense, really intense, addicted, it was still falling more into addiction. The advancement excited it constantly and increasingly, a pleasure was taking it. It felt the time shrinking towards the goal, now pleasure was overtaking pain, the pain of being alone, the pain of no perception, the expanding void. It was crawling, waving, bumping and bouncing, on whom, what, how many, one, many?

Now the acrid smell was becoming unbearable, membranes were sweating, the pleasure was close to turn again into pain, membranes were sweating heat and luciferase. Now, now, the moment was coming to believe it was its own master and of its own senses. It was concentrating the spasms, orgasm could not pass without awareness. The rhythm was increasing, breaking, slowing down, it was feeling more and more frequent bangs. From whom? Itself, other bodies, other external spasms?
The acrid was dissolving any possibility of rationalizing. The hits weren’t painful anymore, internal and external membranes already anesthetized…A split moment, the before and after divided by void. An unconscious and inexplicable jump.

It thought it was exploding, scattered in any direction on the form of weird beings at a speed never before experienced.

It wasn’t alone, that light so bright couldn’t possibly be the product of the sole energy it had on it.

It was in that exact instant they realized.

All hanging in that lucid moment, when the world is nothing but expression and oblivion.

 

 

Liberamente ispirato a/ Loosely based on: