Un giorno in cui dirò addio
ai pennacchi di neve tuttattorno
e alle rocce friabili come dolci di marzapane
che viene voglia di addentare
ai tram rumorosi e ai passi silenziosi
alle linee ortogonali e ai volumi sospesi
ai sassofonisti sotto i portici che non ne beccano una
ai gelati quelli buoni ormai solo più icone di consumo
a quella libreria dove non compro mai libri ma passo delle ore buone
ai fumi pieni di acqua e carbone che salgono dalla città,
la città che sale
alle Moli ingombranti
che delinenano ombre iconiche
e alle guglie neogotiche di gru postindustriali
alle masse eleganti di cotto piemontese
a quel dito nel culo al centro della piazza
al riverbero verdeazzurro in fondo alla via
Al lumicino di Superga dove mi arrampico volentieri nei giorni di sole

Guardo questo e altro ancora da quassù
primo luogo in cui fissai memorie
e saggi di topografia

From the east tower

The day i will say goodbye
to the snow plumes all around
to the crumbly rocks as marzipan sweets
that i wouldn’t  ever stop biting
to noisy trams and noiseless steps
to ortogonal lanes and suspended volumes
to sax players under the portici that don’t get any
to so good ice creams by now only consumption icons
to that bookshop where i never buy books but i spend good time
to smokes full of carbon and water rising from the city
the city rising
to hulking Bulks
sketching iconic shadows
and to neogothic steeples of postindustrial cranes
to elegant masses of piedmontese cotto tiles
to a finger in the ass in the middle of the square
to greenandblue glare down the street
to Superga’s light where i gladly climb in sunny days

looking that and even more from here
first place where i fixed memories
and topography essays