Quando ancora ero studente all’università di Catania, mi capitò di incontrare nei corridoi del dipartimento di ingegneria un professore di fisica (GG). Salutando la persona che era accanto a me, non ricordo per quale motivo, GG intraprese una discussione sul fisico Antonino Zichichi; raccontò che, parecchi anni prima, si trovava al CERN per una conferenza a cui partecipava anche AZ. Nel momento in cui AZ fu chiamato dal chairman ad esporre i suoi risultati, una buona parte dei presenti, tra cui anche GG, si alzò ed uscii fuori dalla sala. Allora (ma neache adesso) non potevo rendermi conto della veridicità di tale racconto, ma mi resi conto che, mentre GG raccontava tale storia, il disprezzo nei confronti di AZ sprizzava dai suoi occhi. Non so se il disprezzo di GG verso AZ fosse dovuto al fatto che quest’ultimo fosse sopravvalutato come fisico oppure che AZ avesse raggiunto un livello di notorietà più alto rispetto al suo. Non conosco GG abbastanza da poter capire  il perché del suo disprezzo, ma posso spiegarvi da cosa nasce il mio (più che disprezzo lo definirei “immensa divergenza d’opinioni”).  Nasce essenzialmente dal suo non voler essere antroprocentisco per l’unica ragione per cui forse ne vale la pena: basta andare su internet per trovare le sue lectio magistralis negazioniste rispetto al riscaldamento globale e, di conseguenza, l’Antropocene.

Io non ho molte fedi; credo poco nel futuro o nel passato; non credo molto in Dio o nel denaro; credo un po’ nella scienza, ma pensandoci bene neanche più di tanto. Nonostante la mancanza di fedi forti, il mio sedere poggia su qualche pilastro più o meno solido. Uno di questo è il già citato secondo principio della termodinamica (SPT). Lungi da me svegliarmi all’alba per pregare di fronte all’altare del SPT, ma sicuramente egli ispira una buona parte dei miei ragionamenti, e quindi delle mie azioni. Il SPT dice sostanzialmente che se fai qualcosa, puoi essere sicuro di lasciare una traccia di quel qualcosa sotto forma di calore. Questo lo si può verificare più o meno giornalmente, ed è vero a diversi livelli: un peto, oltre all’eventuale rumore, produce calore; una persona che corre produce sudore perché ha prodotto calore; un’auto produce calore+altra robaccia; una stella produce calore, fortunatamente; anche due buchi neri di 29 e 36 masse solari, oltre alle onde gravitazionali, in fin dei conti producono calore.

Ritenendo il SPT piuttosto valido e odiando il calore per diversi motivi, cerco sempre di ottenere ciò di cui ho bisogno facendo il meno possibile. Ed è dunque in virtù del SPT che disprezzo AZ; il SPT mi dice che non possiamo essere responsabili solo del 10 % del riscaldamento come lui afferma. Però, SPT è un po’ come Giano, e ritenendolo piuttosto valido, non posso essere assolutista. Infatti lui (il SPT, no AZ) ci dice che una piccola chance di “avvenire” bisogna concederla a tutto. Sembrerebbe voler trovare l’alba dentro l’imbrunire, ma è proprio in virtù del mio maestro SPT che provo qui a riqualificare AZ e i suoi discepoli.

Si perché la scienza non è perfetta, i calcoli sono spesso imprecisi e che quindi è probabile che l’uomo non c’entri troppo. È probabile che l’evoluzione naturale del pianeta non sia abbastanza presa in considerazione nei calcoli. È probabile che il Sole sia un po’ lunatico da 40 anni a questa parte e ci stia riscaldando un po’ di più. È probabile che la pelle della Terra stia invecchiando e raggrinzendosi e non siano i mari ad alzarsi di livello. Tutto ciò è probabile, il SPT non lo nega in maniera assoluta. È probabile anche che questa foto sia colpa della natura (umani non compresi) o che sia un fotomontaggio.

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Al largo di Sunrise Boulevard a Fort Lauderdale, in Florida, c’è un cimitero subacqueo di pneumatici in decompositione chiamato Osborne Reef.

Tutto ciò è probabile. In fin dei conti 400 anni fa ci fu una piccola glaciazione che sembrerebbe non avere niente a che fare con l’uomo. La ragione della glaciazione era probabilmente dovuta ad un periodo lunatico del sole. Quindi perché non pensare anche adesso che il problema sia della medesima natura. È probabile, il SPT non lo nega. Però proprio lui mi dice che la probabilità è piccola, troppo piccola per poter essere contemplata e percepita dai nostri neuroni. Troppi indizi ci dovrebbero indurre a pensare. Guardiamo per esempio all’effetto macroscopico più evidente che contraddistingue l’Antropocene, l’aumento della temperatura,  e compariamolo con diversi parametri misurabili, per esempio l’aumento della popolazione

global-population-and-co2-graph
http://www.worldclimatereport.com/index.php/2008/01/30/what-the-future-holds-in-store/

o la quantità di CO2 emessa negli ultimi 1000 anni.

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http://www.pir.sa.gov.au/pirsa/nrm/climate_change/a_guide_to_climate_change_and _adaption_in_agriculture_in_south_australia/chapter_1.

 

Potrebbero essere coincidenze. Possiamo essere complottisti e pensare che  questi grafici li ha inventati la lobby delle auto elettriche e del fotovoltaico. Possiamo ancora continuare ad affermare che non siamo nell’Antropocene. Ma il motivo non può più essere la nostra cecità o la nostra ignoranza. La ragione sta piuttosto nella paura, la paura di non poter più trasformare i nostri piaceri in bisogni quotidiani. Solo questa paura può continuare a farci da scudo e giustificare la nostra ignavia.