Jason deCaires Taylor è uno scultore inglese, conosciuto, ma non abbastanza, rispetto al suo ambizioso progetto: creare un museo sottomarino.

Unendo la sua passione per l’ambiente e, in particolare l’oceano, e legando la sua capacità da subacqueo a quella da scultore, Taylor è stato in grado di creare un secondo mondo, artificiale, che sotto le acque, interagisce con quello naturale: il MUSA.

Le sue sculture sono create con materiali eco-friendly, un mix di cemento di qualità marina, sabbia e micro silicio, per produrre un cemento a PH neutro, rinforzato da un’armatura in vetro.

In questo modo, le sue opere, sollecitano la crescita del corallo e il proliferare della vita marina. Le sue opere sono quindi destinate ad essere modificate dalla natura, un’opposizione romantica dell’Antropocene.

Anthropocene“, è proprio il nome di una delle sue opere del 2011, parte del museo di Cancún.

Una replica della Volkswagan Beetle, icona automobilistica e dello sviluppo commerciale, viene calata nelle acque messicane, diventando una casa per le aragoste.

Sul cofano, un uomo, che sembra addormentato o piuttosto sembra in uno stato di depressione, coprendosi il viso dalla luce, rimanda ai tipici personaggi dello scultore: l’uomo dell’antropocene, noi.

Tutto è pervaso di mortalità e decadenza, altri temi ricorrenti per Taylor, ma sempre in una visione positiva. E la bellezza del cambiamento, è il cercare nuove prospettive. In questa ottica una macchina diventa ora una nuova dimora, dove ricostruire la vita, anche se l’uomo resta incapace di alzare il suo sguardo e vedere la risoluzione.

Un messaggio potente quello di Taylor, di protezione, verso quello che spesso è invisibile ai nostri occhi. Quando ci rechiamo sull’Himalaya o vediamo la Gioconda, percepiamo il bisogno di protezione che ci responsabilizza verso qualcosa di bello e importante. Eppure, quando pensiamo all’oceano, quello che figuriamo nella nostra mente è solo una superficie, piatta.

È questo l’approccio più sbagliato che l’uomo possa avere: quello di infilare la testa sotto la sabbia, per dirla sottoforma di un’altra scultura dell’artista, “banker”.

È facile avere una reazione del genere, davanti agli enormi disastri legati al nostro ecosistema, più difficile è invece avere il coraggio di trovare delle alternative, di andare a fondo.

Iniziate da qui. La prossima volta che pensate all’oceano, pensate profondo.

Let’s think deep

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Jason deCaires Taylor, Anthropocene, Depth 8m, MUSA Collection, Cancun/Isla Mujeres, Mexico.
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Depth 8m, MUSA Collection, Cancun/Isla Mujeres, Mexico.

 

Jason deCaires Taylor is an English sculptor, well known, but not enough for his ambitious work: create an underwater museum.

Putting together his passion for the environment and, in particular, for the ocean and linking his capacity as a scuba diver to his artistic vain, Taylor has created a second world, artificial, that interacts with the other, natural, underwater: the MUSA.

His sculptures are created with eco-friendly materials, a mix of high quality cement, sand and micro silicon in order to create a cement with neutral pH, reinforced by an armour made of glass.

In this way, his works, solicits the growth of corals and marine life. His works are destined to be modified by nature, a romantic opposition to the concept of the Anthropocene.

Anthropocene” is also the name of one of his sculptures of 2011, part of the museum of Cancún.

A reproduction of a Volkswagan Beetle, a popular icon of the automobile market and of the industrial development, was lowered into Mexican waters, becoming a lobster’s house. On the bonnet, a man, seems to be asleep or perhaps is in a state of depression, covering his face from the light, he recalls typical characters of the author: the Anthropocene man, us.

All is permeated by a sense of mortality and decadence, other themes that are familiar to Taylor, but always from a positive point of view. It’s the beauty of change, It’s the research of new perspectives. In this viewpoint, a car is now a house, where It’s possible to regenerate life, even if the human being is always incapable to get up and see the resolution.

A strong message from Taylor, a message of protection, toward all that, often, is invisible to us. When we go on the top of the Himalaya or if we see the Gioconda, we feel the need of protection, toward something that it’s good and important. However, when we think of the ocean, we all see in our mind just a surface, flat.

This is the most incorrect approach that men could have, putting the head under the sand, or as to mention another of Taylor’s oeuvre, “banker”.

It’s easy to heave this reaction in front of the enormous ecological disaster, and It’s difficult to have the courage to find some alternatives, to go deep.

You can start from here, the next time that you think of the ocean, think deep.

Let’s think deep