Borges, la vanità, l’eternità.

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Borges, vanity and the eternity.


Torne en mi boca el verso castellano
a decir lo que siempre está diciendo
desde el latín de Séneca: el horrendo
dictamen de que todo es del gusano.

Torne a cantar la pálida ceniza,
los fastos de la muerte y la victoria
de esa reina retórica que pisa
los estandartes de la vanagloria.

No así. Lo que mi barro ha bendecido
no lo voy a negar como un cobarde.
Sé que una cosa no hay. Es el olvido;

sé que en la eternidad perdura y arde
lo mucho y lo precioso que he perdido:
esa fragua, esa luna y esa tarde.

Jorge Luis Borges


Torni sulla mia bocca il verso castigliano
a dire quello da sempre si dice
dal latino di Seneca: l’ orrendo
verdetto che tutto appartiene ai vermi.

Torni a cantare la cenere pallida
i fasti della morte e la vittoria
di tale regina retorica che calpesta
le insegne della vanagloria.

Non così. Quel che il mio fango ha benedetto
non lo negherò come un codardo.
So che una sola cosa non esiste. È la dimenticanza;

so che per l`eternità perdura e brucia
ciò che di prezioso ho perso:
questa fucina, questo meriggio e questa luna.


Would the castiglian verse be back on my mouth
to say what always has been said
since the latin of Seneca: the ominous
verdict that all belongs to worms.

Would be singing again the pale ash
the splendour of death and the victory
of this rhetoric queen who steps
on the emblem of vanity.

Not this way. What my mud blessed
I will not deny as a coward.
I know one thing that does not exist. The oblivion;

I know eternity lasts and burns
the most precious I have lost:
this forge, this moon and this noon.

Translated by Salvatore M.