Il testo che segue rappresenta la call del seminario “Web: strumento di Controllo, strumento di Libertà” tenutosi a Catania il 13 e 14 Novembre 2015 a Palestra LUPo, organizzato dal collettivo Palestra LUPo e dall’associazione Officina Rebelde.


 

web controlloIl Web è lo strumento che sfrutta la globalità della rete internet e favorisce la creazione di contenuti “liberi” interconnessi fra loro. Esso possiede la straordinaria peculiarità di offrire a chiunque la possibilità di esprimersi e, con una spesa esigua, raggiungere un pubblico potenzialmente globale. La nascita del Web ha fornito alla popolazione di tutto il Mondo la possibilità di condividere informazioni e conoscenza in maniera libera, esercitando una libertà di pensiero che altri ambiti e sistemi non garantiscono. Per questa ed altre ragioni, il Web può inquadrarsi come spazio privilegiato per modelli di orizzontalità e democrazia.
Secondo numerosi teorici, la creazione di uno spazio come il Web, potenzialmente non soggetto a logiche di mercato, nel quale condividere gratuitamente il Sapere, avrebbe permesso la spontanea sostituzione di lobbies ed oligopoli con network globali e orizzontali di lavoratori della conoscenza, indipendenti e autonomi.
Tuttavia, nel corso degli ultimi 15 anni, il Web ha subito un potente assoggettamento da parte di un’oligarchia commerciale, prevalentemente statunitense, con la conseguente trasformazione da strumento di libertà e riscatto, a strumento di controllo e sfruttamento. Il capitalismo ha progressivamente fagocitato gli spazi del Web, appropriandosi sistematicamente di commons immateriali in una prima fase scevri dal dominio di mercato, sfruttando il lavoro gratuito di milioni di utenti.
Facendo leva sui desideri profondi degli uomini – quale il bisogno di socialità – grosse aziende come Google, Apple, Facebook ed Amazon (GAFA) estraggono attraverso algoritmi matematici un valore commerciale dalle informazioni gratuite che gli utenti producono durante le loro interazioni “virtuali”. Gravando su rapporti già fragili, i dispositivi tecnologici catturano il sociale attraverso “una campionatura capillare e inesorabile della comunicazione sociale iper-mediata” (Tiziana Terranova).
Lo sviluppo tecnologico, passato attraverso l’estrema automatizzazione dei processi lavorativi, ha generato un surplus di tempo ed energie che, lungi dall’essere realmente un tempo libero, viene ricatturato dai dispositivi commerciali. La dimensione privata dell’esistenza, l’ambito domestico un tempo quasi invalicabile, oggi rappresenta l’estensione naturale degli spazi lavorativi. Si realizza la fusione fra vita e lavoro che caratterizza il cosiddetto capitalismo cognitivo.
I social network, con i nuovi algoritmi recentemente inseriti, sono in grado di personalizzare le nostre relazioni sociali, incidere su gusti, credenze, desideri, modi di sentire, di comprendere, di pensare. Tecnologie informazionali e bioipermediali che si avvalgono delle recenti scoperte in ambito neuroscientifico, raccolgono quantità enormi di informazioni sulle nostre vite, reinvestendole per la diffusione di nuove forme di bio-marketing.
In uno spazio in cui l’umano è sempre più costretto e manipolato, viene meno la possibilità di riflettere in maniera lucida su cosa sia realmente necessario al benessere individuale e collettivo. I dispositivi tecnologici e i social network non permettono né una libera espressione del pensiero, né il libero utilizzo di un “tempo non liberato”. L’utente/lavoratore può limitarsi a riversarvi le ansie e le paure che la società produce, generando circuti di dipendenza sempre più stringenti.
La vera sfida del nostro tempo è capire come la Rete, con la sua struttura orizzontale fatta di nodi e connessioni, possa farsi teatro di creazione di nuove soggettività libere, che si riapproprino dello strumento per recuperarne una dimensione autonoma e indipendente. Liberare la rete significa liberare la conoscenza che in essa si divulga. Ma per realizzare questo obiettivo democratico occorre prima ripensare la proprietà intellettuale, il copyright e le forme di creazione e condivisione digitale dei saperi. In questo percorso, strumenti come open content, creative commons e free software possono rappresentare delle valide alternative.

 


Sitografia: