Liberamente tradotto da Pour la décheance de divinité di Gérard Biard. Tratto da Charlie Hebdo del 13 gennaio 2016.
Loosely translated from Pour la décheance de divinité by Gérard Biard. From Charlie Hebdo of the 13th of January 2016.

Immagine Charlie

Si ha ancora il diritto di non credere ad un Dio? Di dire che l’Eterno ci ha stancati? A priori, la questione sembra insensata: siamo nel 2016, in una repubblica (NdT la Francia) laica dove la legge del 1905 assicura la libertà di coscienza, il diritto di credere o di non credere. Ciononostante, basta tentare un’esperienza molto semplice per accorgersi che Dio non è un soggetto di conversazione come gli altri.

Do we still have the right not to believe? Of saying that we grew tired of eternity? A priori, the question seems pointless: it is 2016, in a secular republic (France, in this case) where a 1905 law grants freedom of conscience, the right of believing or not believing. Nevertheless, daily experience shows that God is not a normal conversational subject.

Gettatevi in un dibattito sul divino – dovreste trovarne facilmente uno non lontano da voi, essendo la religione, con il meteo, uno dei soggetti più alla moda di questo inizio di millennio – e affermate la vostra fede, dite che voi credete all’Immacolata Concezione, o alle predizioni di Nostradamus, alle rivelazioni del Necronomicon, ai Klingons, agli gnomi, all’autoregolazione del mercato mondiale, al ritorno di Elvis, a ciò che volete, la reazione dell’interlocutore sarà la stessa: vi si considererà con benevolenza e interesse, senza l’ombra di un sorriso divertito. Al contrario, provate a dire che non credete in alcuna divinità e che per voi, Dio non è che un postulato ben lontano dall’essere verificato, una costruzione fantastica destinata a dare un senso alla vita e ad esercitare un potere molto terrestre ed esclusivo, in questo caso vi si guarderà come se avete appena soffiato il naso nella cravatta del vostro vicino.

Engage in a quarrel about divinity – surely close enough to you someone is talking about it, being religion, like the weather, a fashionable subject in this millenium inception – and declare your faith, either in the Virgin Mary, or in Nostradamus and his predictions, in the revelations of the Necronomicon, in the Klingons, in dwarfs, in the self regulation of free market, in Elvis comeback, whatever you like, the reaction of your opponent will be the same: a interested and benevolent consideration, with no trace of a smirk. On the contrary, try to state you are a non believer and that according to you, God is a postulate impossible to be proven, an illusion created to give a meaning to life and with a very earthling power, in this case you will be looked at as you just blew your nose on someone else’s tie. 

La religione si è di nuovo imposta come una scienza esatta. Si parla, d’altronde, sempre più volentieri di “fatti religiosi” come se l’esistenza di Dio fosse un fatto evidente e di cui è inutile discutere. Colui che azzarda una contestazione a tale esistenza o che contraria un credente è visto come un zoticone e un intollerante. Il teologo è divenuto il più nobile dei pensatori; il rappresentante di fede, il più ascoltato dai ciarlatani; il bigotto, il più rispettabile dei militanti. L’ateo, lui, è relegato al rango di diabolico eccentrico.

Religion is seen an exact science. “Religious fact” are mentioned as if God’s existence was undeniable. Everyone who dares arguing against it is seen as a villain or a intolerant. The theologist is the noblest of all thinkers; the faith’s delegate, the most listened of all charlatans; the self-righteous, the most respectable of all militants. The atheist ostracized as a diabolic outlandish. 

Sappiamo grazie a Darwin che l’uomo non è stato creato dall’argilla da un dio artigiano. Sappiamo grazie a Edwin Hubble e la scoperta del Big Bang che l’universo non è stato creato in sei giorni più una giornata di ferie, ma in miliardi di anni. Pertanto, accordiamo ancora grande credito, per non dire priorità intellettuale, a delle genti che credono piuttosto che a delle genti che sanno. Avanziamo sempre più nella conoscenza del vivente, ogni giorno ci porta la prova che il dubbio e la ricerca scientifica sono le più sicure delle risposte da utilizzare di fronte all’ignoto, ma agiamo come se siamo rimasti, al livello della ragione, allo stadio dell’uomo delle caverne che tenta di spiegare ciò che non conosce, o ciò che lo spaventa con un forza superiore e onnipotente.

Thanks to Darwin, we know that humans were not created by a artesan god playing with clay. Thanks to Edwin Hubble and the discovery of Big Bang we know that the universe was not made in six days plus a dayoff, rather in billion years. But we still grant more credit, if not intellectual prominence, to people that believe, not to the ones who know. We push everyday more forward the knowledge of the living, everyday we have the prove that doubt and science are more reliable answers against the unknown, but we act as we were primitives in a cave, trying to explain what they do not know and are scared of, with a superior and almighty entity.

Ogni giorno, su tutto il pianeta, donne e uomini sono massacrati, torturati, terrorizzati, imprigionati in nome delle religioni tanto variegate che fantasiose, che si combattono fra di loro per poter utilizzare dei dogmi nel migliore dei casi ridicoli, nel peggiore criminali, spesso entrambi. Ma è il libero pensatore che deve avere vergogna e star zitto. È il laico democratico che viene trattato da integralista, islamofobo, ed intruso nei dibattiti. In un pericoloso mix di paura – che ribattezziamo “rispetto” – e ozio intellettuale, ci sottomettiamo  al peggio, nascondendoci dietro un’altra illusione: il fanatismo non sarà che un’eccezione confermante la regola delle religioni fatte di pace-amore-baci.

Everyday, on the entire planet, women and men are slaughtered, tortured, terrified, imprisoned in the name of religions so varied and imaginary, that they fight each other in order to use their dogmas, in the best cases ridiculous, in the worst criminal, often both. The free thinkers should instead be ashamed and shut up. In a mix of fear – called “respect” – and intellectual laziness, we subjugate ourselves to yet another illusion: fanatism is only an excpetion that confirms the rule of peace-love-kisses religions.

Charlie è un giornale laico e ateo. Dio qui non ha il suo posto che con una piuma al culo – per il mito – o le mani piene di sangue – per tutti i massacri commessi in suo nome e per la sua gloria. Noi saremmo “intolleranti”. È possibile. Ma ciò che i fanatici religiosi fanno soffrire a dei milioni di esseri umani nel mondo è tollerabile?

Charlie is a secular and atheist magazine. The only place for God here is with a feather in the ass – with the mith – or with the hands full of blood – for all the massacres committed in the name of his glory. We might be “intolerant”. Possible. But, is what religious fanatics inflict on million of human beings around the world  in someway acceptable?

Traduzione di Marco M.
Translated by Salvo M.