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Immaginiamo di camminare per trafficate vie cittadine, tra impegni e fretta, forte odore di benzina: il marciapiede regge a stento mille piedi e milioni di storie. Una donna appena uscita da casa lascia dietro di sé il profumo della seduzione, a raggiungere un caffè. Bambini le cui mani sono serrate da quelle più grandi e prepotenti di baby-sitters, perché prima hanno la precedenza le auto a gran velocità e poi la libertà di muoversi ad andamento umano, naturale. Una coppia di giovani si stringe i palmi e si bacia le labbra, avvitati in loro e complici nei sorrisi, un duo d’amore iniziatico incurante dei versi stridenti e invasivi dell’ambiente attorno, di una città sveglia da alcune ore e stanca da quando la terza industria posò i borsoni all’aeroporto.

Un uomo fra tanti, ma uno ed unico, svolta ad un angolo meno caotico e comincia a passeggiare tra ciottoli e bici. Odore di pane, rumori indistinti su un silenzio straniante ed anomalo nella città.

Posa la ventiquattrore e si scioglie la cravatta, pensando a quanto gli pesasse essere scappato dal suo paesino per raggiungere lo status dell’uomo-cliché, per inseguire un sogno trasformatosi poi in realtà: e la realtà, lo sapevano un po’ tutti nella metropoli, era una inglobante routine, gabbia per quelle api operose divenute topi produttivi. ’’Faccio girare la ruota, poi mangio il formaggio, infine riposo. Domani suona il campanellino e via con la corsa’’. Gira, gira, gira la ruota e vortica la testa.

La sua bella testa castana, i suoi occhi gravidi di lacrime abortite e di un verde spento. Lo stesso colore degli alberi a Milano.

”Mi ritrovo immerso in un effimero vuoto dove tutto sembra andare bene all’apparenza, ma quando mi lascerò cullare dagli istinti primordiali in me, a lungo repressi in nome di una crociata capitalista, di soldi-tira-avanti, di una sistemazione? Perché in me prevale la matrigna Rassegnazione, la sorellastra Indifferenza? Devo, dovrei… .”

Non erano certo pensieri nuovi, ma marci. E come per tutte le cose putrefatte, come profondissime piaghe infette, bisogna estirpare il pus completamente, dolorosamente: altrimenti la ferita si rimargina esteriormente, ma il pensiero latente e putrido resta sottopelle.

Trovare il coraggio a partire da se stesso, sorprendendosi ed amandosi SOLO.

Correre il rischio di vivere appieno la vita vera, nuda e complessa: niente sovrastrutture, niente ruffiane carezze da Civiltà.

Odore, odore… stream-of-consciousness. Ricordava Proust e i suoi amati studi, finiti nella pattumiera del cuore: l’organo più ignorato del secolo degli occhi, dell’era degli organi sessuali. Ma si lasciò svegliare dal suo naso.

Entrò in quel piccolo panificio, prese del pane caldo, lo spezzò e lo diede a se stesso. Ridendo e piangendo per le cose sciocche che pensava. Mai aveva amato così tanto essere sciocco e lasciarsi andare.

”Ricordo la Sicilia, la tocco con le mani della memoria. La sveglia dei miei genitori, ticchettio che divenne il metronomo delle notti calde e insonni, il gallo meccanico dei risvegli tra i venditori ambulanti e la solare luce del Mediterraneo, memoria sonora della mia patria natia qui in questa città.”

Alla fine non fu una musica a ricondurlo sui suoi passi, a ritrovare le tracce di sé. Furono dei battiti, delle pulsioni interne. Naturali quanto irrazionali, scelse di seguire il suo organo preferito e di posare a casa giacca, cravatta e la ventiquattrore il cui nome debilitava ogni spinta vitale.

 

Immaginiamo di camminare per luoghi che abbiamo amato, lungo curve che abbiamo accarezzato coi nostri sguardi bramosi, seguendo il selciato racchiuso tra erba alta e incolta. Grilli ed altri insetti si nascondono dietro quel verde acceso e si confondono, come i pensieri dell’uomo in mezzo ai rumori della vita imposta.

Il Grillo Parlante è dentro noi, autentico se non vi ricorda il colore gli alberi nati dal cemento. Seguirlo, seguirlo…

Lo Cicero Rosa

 


 

Let’s imagine we’re walking in congested city streets, among duties and rush, strong smell of gasoline: the sidewalk barely holds up with thousand feet and millions of tales. A woman leaves her home, leaving a scent of seduction behind her, for a coffee.  Then children, whose hands are in babysitters’ hands, because they must give way to fast cars, just because  freedom of motion, of human natural pace aren’t a top priority anymore. A young twosome squeezing their palms mutually, kissing each other lips, wound up in theirselves with conspiratorial smiles on their faces: an initiate love duo, unconcerned about the piercing and invasive calls coming from the surrounding environment, from an awake city, tired ever since the third industry set the luggage down at the airport.

One man, among other ordinary men,  but just one and only (one), turns a less chaotic corner and starts strolling among cobbles and bicycles. Smell of bread, blurred noises on an unexpected and odd city silence. He puts his overnight bag and loosens his tie, thinking about a burden: being a runaway, feeling like that, away from his small village and his deep roots, in order to become a man of status,  reach a cliché or maybe just follow a dream. A dream that soon became reality. And reality (everybody knows in the large city) was an overwhelming routine, a cage for hard-working bees turned into industrious mice. ‘’I’m gonna run in circles, then eat some cheese, finally get some rest. Tomorrow the little bell is gonna ring, so run again, go with the flow!’’ . The wheel is turning, turning, turning over and over; the head is spinning, spinning, spinning over and over again. His beautiful chestnut brown head;  pregnant with aborted tears, his dull green  eyes. The same colour of the trees in Milan.

‘’I find myself in a passing nothingness where everything seems to go well apparently, but when will I let myself coddle by the primordial instincts inside me,  for long repressed in the name of a capitalist crusade, of money to get by, of a settlement? Why do the ungenerous Resignation and the unkind apathy prevail inside me? I must, I should…’’. All these thoughts weren’t definitely brand new; they were rotten reflections, abused. And as all decayed things, all extremely deep infected sores, you need to completely uproot their pus, painfully eradicate this discharge, or else the wound just outwardly heals, but the dormant and putrid thought remains within.

Find the courage to start from yourself, astonishing and loving yourself on YOUR own.

Run the risk of living real life to the fullest, naked and complex life: no superfluous elements, no sycophant caresses from Civilization.

Odour, odour…stream-of-consciousness. He reminded Proust and his beloved studies, thrown away into the rubbish-heart-bin. The heart; the most ignored organ of the century, this time period devoted to eyes and sex organs.  But he let himself be awaken by the nose. He entered a little baker’s, took some bread, broke it, and gave it to himself. Laughing and crying, for all the silly thoughts in his mind. He never liked so much being so foolish and letting himself go.

‘’I recall Sicily, I’m touching it with the hands of my memory. My parents’ alarm clock, its ticking, which became the metronome of that hot and sleepless nights, the mechanical cock of my awakenings among  shouting peddlers and the sunny light of the Mediterranean, the auditory recollection of my native land, here, in this city.’’

Lastly, it wasn’t a sound or some music to let him retrace his steps, find his footprints back. It was a pulse, an impulse from within. Genuine and irrational as it was, he decided to chase his favourite organ and to leave his suit jacket, his tie and his bag.

Let’s imagine we’re walking along the places we’ve loved, along the curves we’ve caressed with our gluttonous  gaze, tracing the cobbled street framed by wild grass. Crickets and other insects hide themselves behind that bright green, mixed up or confused such as human thoughts among noises coming from the imposed life.

The Jiminy talking Cricket is inside us, and he’s authentic if he doesn’t remind you of the colour of the trees born and raised from concrete. Follow him, follow him…

Lo Cicero Rosa