La creazione di uno strumento tecnico, elaborato su principi teorici o dati empirici, per il fatto di cogliere gli elementi di “universalità” sottesi alle molteplicità fisiche del reale – nel senso espresso nella Metafisica aristotelica – incide sui processi stessi del reale producendone un’accelerazione. In questo senso la tecnica è un catalizzatore, accelera i processi; non può pertanto essere terza agli elementi in gioco né garantire una non ingerenza. La modifica dei tempi e delle modalità di svolgimento di un processo è una modifica al processo stesso. La “dissincronia” fra la nuova modalità di processo e la realtà nel suo corso originario, impone un ritmo innaturale.

Lo scarto che nasce tra la percezione umana di un processo naturale e la realtà nella sua nuova condizione artificiale, produce necessariamente una parziale incomunicabilità fra noi e il mondo circostante, con un senso di disagio che solo l’abitudine può lentamente smussare, con quel potere che Proust le riconosceva affermando: “È la nostra attenzione a mettere certi oggetti in una stanza, ed è l’abitudine a ritirarli per lasciare il posto a noi”.

Viaggiare in aereo, comunicare via web, rappresentano l’estremizzazione di un percorso iniziato migliaia di anni fa, che vede lo strumento tecnico protagonista di una “deformazione” dello spazio-tempo, a fronte di una facoltà percettiva umana sostanzialmente invariata.