Qualche mese fa mi trovavo nella terrasse del Le Carillon a bere un bicchiere di vino (di gusto pessimo e abbastanza costoso) discutendo con amici. Più o meno nello stesso punto della vetrina dove era appoggiata la mia testa, adesso c’è un buco, una rosa e un post-it con su scritto Au nom de quoi ?au nom de quoi

Vedendo quella foto mi sono sinceramente commosso. Quei posti che fino a due giorni fa avrei guardato con malinconia, nostalgia o gioia ricordando un momento passato lì, da adesso li guarderò con rabbia. No, non è il terrore che ha invaso il mio cuore. In questo momento non è la paura di morire che mi perturba, ma la rabbia. La rabbia di non voler rispondere a quella domanda, Au nom de quoi ? La stessa rabbia che ho provato quando Boko Haram ha rapito centinaia di donne (uccidendone una parte) in Nigeria. La stessa rabbia che avrei provato vedendo dei treni partire ad Auschwitz. La stessa rabbia che provo quando Sarkozy, Putin e tutta l’armata Brancaleone dichiarano di essere in guerra.

Au nom de quoi ? La risposta a tratti mi sembra ovvia: in nome di un ideale. Ideale cosi giusto da essere pronti ad uccidere e a uccidersi. Ideale che ci porta ad astrarci dalla realtà, ad allontanarci dall’unico vero valore che dovrebbe esserci nella vita, ovvero la vita stessa. Ideale che il giorno dopo potrebbe non essere più nostro. Un’ideale che oggi è religione, ma che ieri era denaro e che domani sarà potere.  Au nom de quoi hanno ucciso 130 persone? Au nom de quoi hanno bombardato oggi la Siria e ieri l’Afghanistan? Per degli ideali, più o meno concreti, nati da una becera interpretazione di un libro o dalla voglia matta di concedere la “democrazia” a chi non ce l’ha.

Oggi non mi sento più francese, più europeo, più occidentale. Mi sento solo meno umano. Non ha senso usare le parole loro e noi. Non ha senso contrapporre delle culture cercando di trovare un colpevole nella morte di qualcuno. Non ha senso chiamarli Bastardi Islamici. Tutto ciò ci rende meno uomini, meno umanità. Ma se proprio vogliamo parlare di noi e loro, è indubbio che Noi occidentali non possiamo sentirci innocenti. Dobbiamo sentirci tutti più o meno direttamente colpevoli quando un uomo (civile o militare) viene ucciso. Ciò a causa del concetto stesso della democrazia e degli ideali che ci siamo imposti di esportare. Se accettiamo di vivere in questa società democratica siamo responsabili delle azioni scellerate di chi ci comanda. Siamo tutti rei di avere bombardato. Siamo tutti rei di avere ucciso. Oggi, ieri, domani.

Au nom de quoi abbiamo ucciso 130 persone a Parigi? In nome di Dio?

Au nom de quoi abbiamo bombardato in Siria? In nome della Democrazia?

Au nom de quoi abbiamo ucciso l’11 settembre? In nome della Fraternité?

Au nom de quoi abbiamo tagliato la testa a Saddam Hussein o Bin Laden? In nome della Egalité?

Au nom de quoi abbiamo imprigionato a Guantanamo? In nome della Liberté?

È l’assurdità di queste domande e delle sue possibili risposte che mi riempie di rabbia. Oggi non mi sento più francese, europeo, o occidentale. Mi sento solo meno umano.

Brassens scriveva che La vie est à peu près leur seul luxe ici. La vita è l’unico lusso che valga proteggere, non gli ideali, il denaro o il potere. Ricordiamocene ogni mattina quando ci svegliamo. Forse potremmo riuscire a sentirci un po’ più umani.