magritte
La reproduction interdite, René Magritte, 1937

A proposito di realismo: l’oggetto nasce per uno scopo, ci si può grattare con un martello, ma il suo scopo precipuo è un altro. L’oggetto si configura come transito di potenzialità, ma cos’è la potenzialità se non l’accidentale scontro fra un agente esterno e la massa che compone l’oggetto stesso? Nell’ambito delle possibili potenzialità, immaginiamo una particolare sequenza di movimenti che determini una conseguenza favorevole all’agente stesso. Questo sarà l’atto, il momento di piena e massima espressione dell’oggetto, ovvero il trionfo dell’utilitarismo.

L’oggetto è incamerabile con difficoltà dentro schemi preconcetti, così come tutta la realtà del resto. Tuttavia la modalità di lettura dell’oggetto è quella umana, essendo l’uomo demiurgo dell’oggetto, fruitore e lettore. È il piano recettivo dell’uomo che entifica l’oggetto, dandogli una connotazione, una forma, un principio identitario e unitario. Ma la realtà scivola sempre fuori dai propri binari, realizzando contatti e scatenando conseguenze imprevedibili su ciò che la circonda.

Pensiamo agli specchi, creati per il fascino del generare altre prospettive, per la potenzialità di riflettere la nostra immagine, pensiamo a come certe parti del nostro corpo non potessero essere viste prima. Guardarsi allo specchio è come rilevare al microscopio forme di vita invisibili ad occhio nudo, ci schiude prospettive prima ignote, infondendo in noi l’autocritica necessaria a produrre modifiche sul nostro stesso corpo. Una pancia pendente o un profilo poco lineare. Lo specchio si vendica, l’usato ci usa per i suoi scopi; così anche noi, potenzialità infinite, ai suoi occhi diventiamo un atto.


About realism: the object exists for a purpose, you can scratch yourself with a hammer, but its main goal is another. The object is a transit of potential, but what is the potential if not the accidental collision between an external agent and the mass of the object? Among the possible potentialities, we imagine a particular sequence of movements that determines an advantageous result for the agent itself. This will be actuality, the moment of full and ultimate expression of the object, or the triumph of utilitarianism.

The object is contained with difficulties in preconceived schemes, as well as the whole reality. However, the reading of the object is human, man is demiurge of object, viewer and reader. The human receptive structure creates the object, giving it a connotation, a form, a principle of identity and unity. But the reality slips away always from his tracks, making contacts and causing unpredictable consequences on the surroundings.

We can think about mirrors, created for the charming capacity to generate perspectives, for the potential to reflect our image, we think how parts of our body could not be seen before. To look in the mirror is like detect microscopic forms of life, invisible to the naked eye; it uncovers unknown prospects, instilling in us the self-criticism necessary to produce changes on our own body. A pendant belly or a little linear profile. The mirror retaliates, used uses us for his purposes; we too, infinite potential, in his eyes become an act.