R.Carrieri-1982

La poesia che segue, scritta nel ’53 dal poliedrico Raffaele Carrieri, descrive come altre sue liriche un anelito di libertà. Ma soprattutto ci ricorda la curiosa relazione fra felicità e digiuno, legge paradossale per una società incentrata sull’appagamento di ogni appetito materiale.

The following poem, written in 1953 by the versatile Raffaele Carrieri, describes as other lyrics a yearning for freedom. But above all reminds us the curious relationship between happiness and fasting, paradoxical law for a society focused on the satisfaction of every material appetite.

 


 

Ci siamo infine riconosciuti
nei grilli caduti
dal cielo d’estate.
Come gli zingari rovinati
da un medesimo editto
abbiamo salvate
le donne e i loro capelli
che ci fanno ombra
sulla pianura.
Abbiamo tolto il lutto
a specchi e campanelli
per divertire l’anima scura.
Commedianti e mendicanti
ci siamo riconosciuti
come l’uva
di una medesima pergola.
Ci siamo messi a cantare
e a ballare
al suono dei tamburi
ciascuno con una cicala
in quadriglia.
Ah, occhi duri
che ci invidiate l’allegria
le donne e i dadi
nella terra di nessuno:
per fare freschi sguardi
ci son voluti millenni di digiuno.

Raffaele Carrieri

 

da Il trovatore (1953)