W. Blake – Newton 460 x 600 mm. Collection Tate Britain

Nel 1973 l’economista tedesco Ernst Friedrich Schumacher pubblica Piccolo è bello.  Non si tratta di un saggio psicologico, come potrebbero pensare i più maliziosi, bensì di una raccolta di brevi saggi economici. Il testo può essere considerato a tutti gli effetti l’antesignano delle tematiche anticonsumistiche, anticapitalistiche e ecologiste che oggi sono sempre più d’attualità (da Paul Shepard a Latouche, passando per Georgescu-Roegen).

Schumacher attacca il mondo occidentale moderno che, arroccato sulle idee di consumismo, grande industria e centralismo organizzativo, s’illude di aver risolto il problema della produzione. Secondo l’autore il peccato originale del mondo occidentale sta nel non fare distinzione tra il reddito e il capitale, o facendola solo quando più gli conviene. L’umanità, ad esempio, non considera la ”natura” un capitale ma un reddito, e non si preoccupa della sua conservazione. Schumacher afferma

L’uomo moderno non si sente parte della natura, bensì forza esterna destinata a dominarla e a conquistarla; parla persino di una lotta con la natura, dimenticando che se vincesse questa battaglia si troverebbe dalla parte del perdente.

Sta consumando il capitale della natura a ritmi allarmanti, senza considerare che le risorse non sono infinite. Un atteggiamento di questo genere, che cerca soddisfazione nel conseguimento personale della ricchezza, ovvero il materialismo, non è adatto a questo mondo poiché

non contiene in sé il principio del limite, mentre l’ambiente in cui si colloca è strettamente limitato.

Il fatto che la civiltà occidentale non abbia un limite, porta ogni individuo ad espandere i propri bisogni. Questo modo di comportarsi aumenta la dipendenza di ognuno da forze esterne che non controlliamo, e in questo modo aumenta la paura di vivere. Secondo Schumacher, solo con una contrazione dei bisogni si può promuovere una genuina riduzione di quelle tensioni che sono cause ultime dei conflitti e della guerra. L’economia (occidentale) al contrario spinge proprio nella direzione opposta, accentuando spinte molto forti della natura umana, quali l’invidia e l’avidità. Quindi per l’autore la soluzione sarebbe abbandonare questo tipo di economia e modo di pensare (e fin qui Schumacher mi aveva tolto le parole di bocca!). Ma come fare?

Non volendo menar il can per l’aia, Schumacher ci da la soluzione: abbandonando la scienza e ridando valore alla metafisica (cita anche la religione*) e all’etica. La prima infatti produce un’economia prevaricatrice verso gli altri e verso la natura. Premetto che non ho fede nella scienza, e ancora meno nella metafisica, però la costruzione logica di Schumacher, seppure ben presentata, mi sembra abbia qualche lacuna. Egli divide la conoscenza in due (un possibile tertium non gli è manco passato per la testa!) grandi parti: il know-how (sapere come) e il know-why (sapere perché). La scienza serve per rispondere ai know-how, la metafisica ai know-why. Detto diversamente, la scienza risponde a questioni di carattere convergente (ovvero che possono essere risolte con il ragionamento logico), mentre la metafisica a questioni di carattere divergente (non risolubili con il ragionamento logico). Ammesso e non concesso che la scienza risponda solo ai know-how, francamente mi è oscuro a quali why la metafisica abbia dato risposta definitiva. A mio avviso, la metafisica fa solo ipotesi, per lo più strampalate, sui why e usa tra l’altro la logica per suffragare la tesi. Cerca, infatti, di rispondere in maniera convergente a delle vitali domande di tipo divergente. In fin dei conti, come Schumacher afferma,

La vita è tenuta in tensione da problemi divergenti che devono essere “vissuti” e che si risolvono solo con la morte

e dunque non è la metafisica (e tanto meno la fisica) che riesce a rispondere ai problemi divergenti, ma solo la morte. Questo è secondo me il primo errore dell’analisi di Schumacher. La metafisica è solo un palliativo prima di conoscere le risposte, o meglio un nostro piacere (che non deve essere abbandonato) prima di non porci più domande. Il secondo errore di Schumacher, secondo me, è confondere la scienza con l’uso che se ne fa (la tecnica); a dire il vero ad un certo punto una distinzione sembrava esserci

Gli scienziati non si stancano mai di dirci che i frutti della loro fatica sono “neutrali”: dipende cioè da come sono usati, se arricchiranno l’umanità invece la distruggeranno. 

Ma dopo averlo affermato, sembra non crederci molto e ritorna a non fare la distinzione tra scienza e tecnica allo stesso modo dei capitalisti con natura e reddito. Pur non avendo fede nel potere risolutivo della metafisica, non sono portato a demonizzarla, come sembra fare Schumacher con la scienza. Penso piuttosto che la metafisica sia una parte fondamentale dei processi cognitivi dell’uomo, tanto quanto la scienza. Ma vengo al motivo che mi ha spinto a scrivere. Schumacher per dare credito a tutto il suo ragionamento mirato a screditare eticamente e filosoficamente la scienza, fa un esempio che io considero inopportuno. Mettendo a paragone l’utilità della seconda legge della termodinamica e un’opera (qualsiasi) di Shakespeare afferma:

Ciò che importa è avere una ricca dotazione di idee per cui, tramite cui, sperimentiamo il mondo e lo interpretiamo. La seconda legge della termodinamica non è altro che una ipotesi di lavoro adatta per diversi tipi di ricerca scientifica. Dall’altra parte, c’è un’opera di Shakespeare: piena delle idee più vitali sullo sviluppo intimo dell’uomo che esprime l’intera grandezza e miseria dell’esistenza umana.

I motivi per cui ritengo inopportuno l’esempio sono essenzialmente due: primo, ancora una volta (dopo la religione) preferendo le idee più vitali sullo sviluppo intimo dell’uomo che esprime l’intera grandezza e miseria dell’esistenza umana, non si fa altro che rimetterci al centro dell’universo, come forza esterna alla natura, chiusi in noi stessi. Solo ciò che l’individuo prova è importante, non tanto il rapporto che lui ha con la realtà e la natura. Secondo, l’aver usato come esempio di scienza il più “filosofico” dei principi fisici (il secondo principio della termodinamica). Probabilmente Ernst avrebbe dovuto riflettere sul fatto che tutte le teorie ambientaliste, ecologiste, anticonsumistiche, anticapitalistiche, di decrescita più o meno felice, di bioeconomy, se non propriamente nate dal secondo principio della termodinamica, sono a lui intimamente connesse. Personalmente non è il demiurgo platonico che mi ha portato a rendermi conto dei limiti della natura, bensì il secondo principio della termodinamica. Probabilmente lui vede in esso solo sterili formule. Io ci vedo molta (e più semplice) filosofia di un’opera di Plotino. In fin dei conti, tutta la fisica (o se volete, la scienza) nasce come meta-fisica.

Penso che abbiamo l’obbligo di abbandonare l’economia moderna ma non sono per niente convinto che sia la scienza che debba essere tenuta a bada, piuttosto l’utilizzo massiccio della tecnica. La scienza ci porta oltre i nostri limiti mentali per scoprire come funziona la natura, la tecnica ci porta oltre i limiti della natura stessa.

In ogni caso, su una cosa non posso che essere d’accordo con Schumacher, piccolo è bello e molto probabilmente è meglio!

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*Leggendo la Bibbia direi che l’uomo non possa non sentirsi autorizzato a dominare la natura:
E Dio disse: “Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che striscia no sulla terra”. (Genesi, 1, 26)

 


In 1973 the German economist Ernst Friedrich Schumacher publishes Small is beautiful. This is not a psychological essay, as the most malicious might think, but rather a collection of short economical essays. The text can be considered the forerunner of anti-consumerist, anti-capitalist and ecologist issues, nowadays a fashionable  topic of discussion (from Paul Shepard to Latouche, through Georgescu-Roegen).

Schumacher attacks the modern Western world, which perched on the ideas of consumerism, big industry and organizational centralism, has the illusion of having solved the production problem. According to the author, the original sin of western world is the levelling between income and capital. Humanity, for example, does not consider the ”nature” as a capital rather as an income, and does not care about its preservation. Schumacher says

Modern man does not experience himself as a part of nature but as an outside force destined to dominate and conquer it. He even talks of a battle with nature, forgetting that, if he won the battle, he would find himself on the losing side.

Humanity is consuming the natural capital at an alarming rate, without considering that resources are not infinite. An attitude of this kind, which seeks satisfaction in achieving personal wealth, or rather materialism, is not suited to this world because it

does not fit into this world, since it contains within itself no limiting principle, while the environment in which it is placed is strictly limited.

The fact that Western civilization has no limit leads each individual to expand their own needs. This behavior increases the dependence of each external forces that we are not able to control, and in this way the fear of living increases. According to Schumacher, only a shrinking of needs can favor a genuine reduction of these tensions causing conflicts and wars. On the contrary, Western economy pushes in the opposite direction, empasizing strong feelings of human nature, such as envy and greed. According to the author the solution would be to abandon this type of economy and way of thinking (and so far Schumacher had taken the words right out of my mouth!). But how?

Not beating around the bush, Schumacher gives us the solution: abandoning science and restoring value to metaphysics and ethics (and religion too*) . In fact science produces prevaricating economy towards others and towards nature. I stress that I have no faith in science, but I think that the logical construction of Schumacher, even though well presented, has  some shortcomings. He divides knowledge into (only !) two parts: the know-how and the know-why. Science is useful to know how, metaphysics to know why. Stated differently, science give answers to convergent questions (that can be solved with logical reasoning), while metaphysics to divergent questions (not solvable by logical reasoning). Even if we grant, for the sake of argument, that science responds only to know-how, it is frankly obscure to me which why metaphysics has given final answer to. In my opinion, metaphysics makes only hypothesis, for the most part outlandish, on why and it uses in addition logic to support theory. Metaphysics tries to “convergently” answer essential questions of divergent type. After all, as Schumacher says,

Life is being kept going by divergent problems which have to be ‘lived’ and are solved only in death.

and therefore it is not metaphysics (or physics) that can respond to the divergent problems, but only death. This is, according to me, the first error of the analysis of Schumacher. Metaphysics is only a stopgap before knowing the answers, or better our pleasure (which should not be abandoned) before not asking more questions. The second error of Schumacher, in my opinion, is to confuse science with the use we make of it (the technique); actually at one point it seemed to do a distinction

Scientists never tire of telling us that the fruits of their labours are ‘neutral’: whether they enrich humanity or destroy it depends on how they are used.

But after having said, he does not seem to believe to this statement and he continues to consider science and technology as the same things, similarly to the capitalists with nature and income. I do not have faith in the resolving power of metaphysics, nevertheless I do not demonize it, as Schumacher  seems to do with science. I think rather that metaphysics, like science, is a fundamental part of human cognition. But I come to the reason that prompted me to write this post. Schumacher proposes an example (that I consider inappropriate) to give credit to all his reasoning and discrediting ethically and philosophically science. He says, comparing the usefulness of the second law of thermodynamics and a piece of Shakespeare:

What matters is the tool-box of ideas with which, by which, through which, we experience and interpret the world. The Second Law of Thermodynamics is nothing more than a working hypothesis suitable for various types of scientific research. On the other hand – a work by
Shakespeare: teeming with the most vital ideas about the inner development of man, showing the whole grandeur and misery of a human existence.

The reasons why I consider inappropriate the example are essentially two: first, once again (after the religion) preferring the most vital ideas about the inner development of man, showing the whole grandeur and misery of a human existence, we put again ourselves at the center of the universe, as an external force to Nature, closed in ourselves. Only what people feel is important, and not the relationship that people have with reality and Nature. Second, Schumacher uses as an example of science, the more “philosophical” concept of physics (the second law of thermodynamics). Ernst probably would have had to ponder about the fact that all the theories of environmental, ecological, anti-consumerist, anti-capitalist, degrowth, bioeconomie, if not properly generated by the second law of thermodynamics, they are intimately related to it. Personally, it is not the Platonic demiurge that led me to realize the limits of nature, but the second law of thermodynamics. Schumacher probably sees in it only sterile formulas. I see in it quite more (and simpler) philosophy than a work of Plotinus. After all, all physical theory (or if you prefer, science) begin as half-physical.

I think we are obliged to abandon the modern economy but I am absolutely not convinced that it is science that should be kept apart, rather the massive use of technology. The science takes us beyond our mental limits to discover the nature, the technique takes us beyond the limits of nature itself.

In any case, in one thing I definitily agree with Schumacher, small is beautiful and for sure is better!

* Reading the Bible, I would say that man is obliged to dominate nature:
  Then God said, “Let us make mankind in our image, in our likeness, so that they may rule over the fish in the sea and the birds in the sky, over the livestock and all the wild animals, and over all the creatures that move along the ground.” (Genesis 1, 26)