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Mondo/World

Più l’uomo è potente grazie alla tecnica, più diventa fragile al dolore

French historian and writer Georgette Elgey (L) poses with philosopher Edgar Morin after receiving the Legion d'Honneur award from France's President Francois Hollande (not pictured) during a ceremony at the Elysee Palace in Paris February 26, 2013. REUTERS/Bertrand Langlois/Pool    (FRANCE - Tags: POLITICS SOCIETY)Riviene dal Marocco, dove passa quindici giorni al mese. Stretta di mano calorosa, sguardo frizzante, Edgar Morin ci accoglie nel suo appartamento. Cerco invano la poltrona rubata in febbraio in un’agenzia di HSBC a Bayonne dall’associazione Bizi per denunciare l’evasione fiscale massiva praticata da questa banca. Il sociologo e filosofo ha fatto della ricettazione di sedie in aprile, sotto il naso della polizia e con l’aiuto di qualche complice (il filosofo Patrick Viveret, la saggista Susan George, il sociologo Alain Caillé e l’ex banchiere Claude Alphandéry). Diventato pericoloso malfattore a 93 anni, Edgar Morin è più impegnato che mai. Ha recentemente pubblicato l’Aventure de la Méthode (edizione Seuil).

Dove è finita la sedia di HSBC?

È partita! Ho dovuto lasciare Parigi, quindi l’ho lasciata ad Alain Caillé. Prendendo otto sedie a HSBC, che ha contribuito ad un’evasione di 2,5 miliardi di euro solo in Francia, Bizi voleva scuotere le autorità fiscali e l’opinione pubblica. Hanno avuto l’idea di confidarlo a qualche persona tra le quali me. Ciò mi è sembrato un’azione “salubre”. In un momento in cui si parla di stringere la cinghia, dove le difficoltà si aggravano per i poveri, mi sembra molto utile porre l’accento su questa fonte di denaro che può che servire alla nazione. Nel clima attuale d’apatia, abbiamo pensato che tale azione avrebbe risvegliato un po’ i cittadini. Sfortunatamente, non li abbiamo scossi molto, perché non sono tanti i media che si occupano a questi piccoli eventi. Ciononostante, l’evasione fiscale è un fenomeno importante. Simbolizza l’egemonia della finanza, una sanguisuga con cui ogni paese cerca di convivere a proprio modo. E con ciò l’influenza che questo potere esercita sui governi, ormai senza nessuna ideologia politica. Essa alimenta il dogma del neoliberalismo, della de-regolazione che impedisce ogni politica salvatrice.

In che senso?

Molte cose devono decrescere: il sovra-consumo di prodotti inutili, l’agricoltura e l’allevamento industriale. Al contrario, deve esserci un crescita di ciò che io chiamo l’economia ecologica. L’ecologia è la nuova frontiera. Vari studi mostrano che la Francia potrebbe essere autonoma energeticamente, sarebbe possibile e redditizio, a cominciare dalla sanità pubblica. Ma noi conosciamo l’importanza delle lobby, come ad esempio quella di Areva, che malgrado il fallimento, continua a pesare. In seguito, bisognerebbe spopolare le città e le “destressare”, oserei dire, regolando le circolazione delle automobile e moltiplicando i trasporti pubblici. Bisogna valorizzare l’agro-ecologia e l’agricoltura di fattoria, che beneficiano della scienza moderna. Lo stato dovrebbe favorire la nascita di tali aziende ispirandosi al volontarismo del New Deal di Roosevelt, senza dire come al solito “d’accordo, ma c’è il debito”

Il denaro dell’evasione fiscale potrebbe finanziare la transizione ecologica?

Si, ma anche una vera transizione societaria. Oggi, a causa della finanza, viviamo in una società del calcolo. PIL, sondaggi, statistiche… non si vedono più gli esseri umani, vediamo solo delle cifre, lo trovo anonimo e barbaro. Acceleriamo tutto in nome della competitività. Ciò ci conduce al licenziamento o al burn-out. Ciò che può salvarci, di fronte a questo mondo gelido e contrario ai nostri ritmi profondi, sono le nostre piccoli oasi d’amicizia, di famiglia, d’amore. Aspiriamo sempre ad un po’ di poesia nella nostra vita. Bisogna creare una società dello “stare bene” dove ci si possa esprimere liberamente.

Ma la società attuale ha sempre più controllo…

Grazie al sistema educativo! Noi apprendiamo a separare le cose a non vederle nella globalità. La civiltà occidentale ha ignorato che noi facciamo parte della natura, dell’universo. Nella Bibbia, Dio ha creato l’uomo a sua somiglianza. Per Cartesio, ma anche per Marx, l’uomo è il solo soggetto cosciente e deve controllare la natura. Abbiamo vissuto con quest’idea fino alla coscienza ecologica degli anni settanta. Bisogna far regredire questa società dominante e virile.

Questo spiega perché cosi pochi intellettuali s’interessano alla crisi ecologica…

Credo di si. Ma ci sono delle eccezioni. C’è stato Serge Moscovici, René Dumont, André Gorz… Ma si era troppo isolati e lo siamo ancora. E, fatto straordinario, il nostro pensiero non ha per niente influenzato i partiti ecologisti in Francia. Adesso, avete questa mobilizzazione per la Conferenza di Parigi sul clima, di cui Nicolas Hulot ha preso le redini. È necessaria, ma ho dei dubbi sul risultato.

Ma non è la questione prioritaria del XXI secolo?

Chiaro. Ma siamo dei sonnambuli. Ciò mi ricorda quello che ho vissuto durante la mia adolescenza, negli anni trenta. Il cammino verso la seconda guerra mondiale si è fatto nell’incoscienza più totale. E a Vichy, non solo non ci siamo svegliati, ma siamo diventati ancora più imbecilli. Oggi, c’è il cinismo dell’ossessione del profitto. Ma c’è soprattutto un accecamento. Coloro che conducono una corsa sfrenata sono posseduti dal lui stesso. Io definisco l’uomo moderno come «homo sapiens demens».

Quando è avvenuta la vostra svolta all’ecologia?

In California, nel 1969, ho letto un articolo intitolato “la morte dell’oceano” di Paul Ehrlich che mi molto colpito. Ho conosciuto alcuni biologi votati all’ecologia, avendo la fortuna di essere uno dei primi . Nel 1972 decisi di partecipare al rapporto Meadows pubblicato dal Club di Roma. Sono rimasto costantemente in allerta sul problema ecologico, ma anche sul fatto che bisogna cambiare il nostro modo di vivere, che non significa assolutamente un appoverimento. Se voi scegliete in maniera selettiva dei prodotti di qualità, voi starete meglio che se voi sovraconsumate dei prodotti insipidi.

Nel 1993, in Terre-Patrie, voi avete invocato una “presa di coscienza della società sul destino terrestre”. A che punto siamo?

Ai preliminari di un inizio, alla preistoria dell’animo umano. Ma possiamo respingere il potere del denaro. Guardate, oggi si sviluppano le AMAP (Letteralmente: Associazioni per il Mantenimento dell’Agricoultura Paesana) e i contatti diretti con i produttori. Se abbandoniamo i prodotti alla obsolescenza programmata, questi frigoriferi che durano otto anni, e se informiamo i consumatori, i poteri delle grandi superfici diminuirà. È questa la via. Avverrà progressivamente, guardate come sono avvenuti i cambiamenti nella storia. Prendiamo il cristianesimo. All’inizio, era un fenomeno invisibile  nell’Impero romano. Poi crea la sua rete grazie a S. Paolo, e così diviene di tendenza. Ma sono serviti tre secoli d’incubazione.

Noi non abbiamo tre secoli…

Amo molto la frase di Friedrich Hölderlin: «La dove c’è il pericolo, cresce anche ciò che ci salva.» Sarà il suicidio o un riflesso vitale. Toccheremo il fondo. Non voglio fare catastrofismo, ma vediamo bene che molti problemi si stanno accentuando. Gli incendi divampano dappertutto. Rischiamo un confronto frontale tra Occidente e mondo islamico. È ora di cambiare via. Per la prima volta ci sentiamo parte di un’avventura comune, a causa dei pericoli causati dalla globalizzazione. Questa coscienza comune ci permetterà di reagire. Se riusciremo a svilupparla.

Avremo possibilità di arrivarci?

Per il momento, non molte. Scienza, tecnica e economia, tutte incontrollate, ci spingono in una corsa sfrenata di una nave senza pilota. L’umanità rischia di regredire terribilmente, come nell’ultimo Interceptor, che ho trovato molto interessante. Essa [l’umanità] è resa fragile perché rischia di subire delle guerre nucleari, gli stati, grazie all’informatica e alla biologia, hanno più mezzi per controllare il popolo rispetto ai regimi totalitari del ventesimo secolo. E più l’uomo è potente grazie alla tecnica, più diventa fragile difronte al dolore. Il paese più scientificamente avanzato, gli USA, è il paese più religioso dell’Occidente. È la che è nato il transumanismo, che promette l’immortalità, nuovo mito, illusione.

Voi dite quindi che “l’improbabile non è impossibile”.

Nell”antichità, Atene era una borgata che era stata attaccata dall’impero persiano. Inaspettatamente, lo ha ricacciato indietro. Nel 1941, con la prima sconfitta tedesca alle porte di Mosca e l’attacco di Pearl Harbor che ha indotto gli USA ad entrare in guerra, il probabile – la vittoria tedesca- è finito di essere tale, e l’improbabile ha cominciato ad essere probabile. L’avvenire, è imprevisto più che il previsto. È per questo che continuo ad avere un po’ di speranze. Io vedo questi piccoli movimenti di rinnovamento, di civilizzazione, dispersi nel mondo intero. La speranza è che si riuniscano e che abbiano infine un pensiero comune.

Il “vero” cambiamento non può venire che dai cittadini?

Per adesso, si, ma potrebbe anche venire da un dirigente illuminato. Papa Francesco è uno di questi. Rigenera un spirito di bontà, la preoccupazione dei misericordiosi. Malgrado i suoi fallimenti, Mikhaïl Gorbatchev ha avuto una coscienza che lo ha spinto ad uscire da un sistema totalitario, l’apertura è venuta dall’alto a partire da un bisogno che c’era alla base.

Come fare per diventare più numerosi a risvegliarci?

Non possiamo telecomandare la presa di coscienza. Bisogna continuare a predicare nel deserto e, in un momento, ci sarà una scintilla, e forse un fuoco che si propagherà.

di Coralie SCHAUB (qui l’originale)
Tradotto dal francese da Marco M.

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