L’1 giugno del 1310, in Place de Grève a Parigi, oggi Place de l’Hôtel-de-Ville – Esplanade de la Libération, veniva arsa per eresia la religiosa e teologa francese Marguerite Porete. Marguerite si rifiutò fino alla fine di ritrattare le sue idee e di ritirare il suo principale scritto, Lo specchio delle anime semplici, che tanta parte ebbe nello sviluppo del movimento del Libero Spirito (dichiarato eresia nel Concilio di Vienne del 1311-12) e in quello di Meister Eckhart.
Il poeta irlandese James Harpur, nel raccontarci i suoi ultimi momenti, ci invita a una dolorosa riflessione sulle dinamiche del potere e della violenza che seguono al fanatismo religioso e ideologico. Harpur si affida ai versi, consapevole della forza della poesia nel penetrare l’escatologia della vita e i grandi temi dell’esistenza, come lui stesso racconta in un’intervista rilasciata per Poetry Ireland Review.

On 1 June 1310, in Place de Greve in Paris, now Place de l’Hôtel-de-Ville – Esplanade de la Libération, the French theologian and religious Marguerite Porete was burned for heresy. Marguerite refused to the end to retract her ideas and to withdraw her main written, The Mirror of Simple Souls, important text for the development of the Movement of the Free Spirit (declared heresy in 1311-12 at the Council of Vienne) and for the thought of  Meister Eckhart.
The Irish poet James Harpur, telling her last moments, invites us to a painful reflection on power’s dynamics and on violence following to religious and ideological fanaticism. Harpur resorts to verses, aware of the power of poetry to penetrate eschatology of life and great themes of existence, as he declared in an interview for Poetry Ireland Review.


 

i.m. Marguerite Porete, died in Paris, 1 June, 1310

James-HarpurWithout a will no one can sin, she said.
Who cannot sin except the Lord?
We didn’t want her dead.

But she insisted on spreading lies
To simpletons and miscreants;
We had to stop her heresies.

Besides, she was a pseudo-mulier
Not fish or fowl, but smelling of them both
In the smoke that purified the square

Her face a wilting fleur-de-lys
Above the sackcloth of her body.
She had some dignity

Until the flame’s red claws
Were gripping at her face
And carried out god’s law –

Screeching like a thousand geese
The crowd let out a choral groan
When gold broke from her eyes.

But we were sanguine: the pyre
Released the soul she wanted god to enter
And sent it weeping to eternal fire.

That night we damped her ashes in the Seine –
‘Let her preach to fishes
About the will and its annihilation!’

Without a will no one can sin.
We didn’t sin: our will was god’s.
Our work was holy doctrine

Our reasoning was unassailably strong,
We had a thousand years of learning
Why did she swear that we were wrong?

Unless her words were not her own –
Then whose? Who spoke that filth?
Who gave her that conviction

If not the devil? No one spouts
With that intensity unless mad, evil:
Or touched by god, which she was not.

We had to safeguard others from her yeast,
Her hatred for us. She had to die.
She had to die – so help me Christ.

 


in memoria di Marguerite Porete, morta a Parigi il 1° giugno 1310

Senza la volontà nessuno pecca, diceva.
Ma chi non pecca se non il Signore?
Di noi nessuno morta la voleva

Ma lei insisteva a spargere bugie
Fra i semplicioni e fra i miscredenti;
Le sue eresie dovevamo fermarle.

E inoltre era una pseudo-mulier
Né carne né pesce, ma puzzava di entrambi
In mezzo al fumo che mondò la piazza

Il viso un fiordaliso che avvizzisce
Sopra il sacco di tela del suo corpo.
Mantenne una certa dignità

Finché gli artigli rossi delle fiamme
Non le azzannarono la faccia
Adempiendo alla legge di dio –

Strepitando come mille oche
La folla emise un gemito corale
Quando l’oro le zampillò dagli occhi.

Ma fummo fiduciosi: la pira
Liberò l’anima in cui lei voleva che dio entrasse
E la mandò piangente al fuoco eterno.

Quella notte le ceneri le scaricammo nella Senna –
“Faccia prediche ai pesci
Sul volere ed il suo annientamento!”

Senza la volontà nessuno pecca.
Noi non peccammo: la nostra era la volontà di dio.
La nostra opera era sacra dottrina

Il nostro ragionare valido e irrefutabile,
Abbiamo mille anni di sapere.
Perché giurava ch’eravamo in errore?

A meno che non fossero sue quelle parole –
Di chi dunque? Chi diceva simili sozzure?
Chi le dava convinzioni simili

Se non il diavolo? Nessuno blatera
Con quell’intensità se non pazzo, malvagio;
O toccato da dio, cosa che lei non era.

Dovevamo proteggere gli altri da quel suo lievito,
L’odio per noi. Doveva morire.
Doveva morire – Cristo mi aiuti.

(traduzione di Francesca Diano)