Ellenismo è un termine sfortunato. Contiene infatti un concetto volgarizzato al massimo grado e poi diffuso capillarmente dai libri di scuola.
Il fragile mondo dei greci comincia invero ad offuscarsi non appena l’Ellenismo prende forma e in breve tempo scompare nel caotico succedersi di Diadochi ed Epigoni. Alle soglie della nostra era, molto poco è rimasto dell’antica civiltà della polis.
A ben guardare la lingua e il mondo di Plutarco distano da Omero quanto la nostra epoca dai sonetti Petrarca. Il problema del Tempo è che finisce per comprimersi troppo osservato da una prospettiva così remota.
Quello che segue è l’epitaffio di Meleagro di Gadara (I secolo a.C.), uno dei tanti autori dispersi nelle fauci della tradizione. Ai lettori moderni l’epigramma piace quasi sempre, forse perché riflette un sentimento che è proprio anche dell’epoca in cui viviamo. È un componimento interessante perché sintetizza bene l’incompatibilità di due mondi: scritto in una lingua che un greco del V secolo avrebbe ritenuto, ascoltandola, quantomai bizzarra, esprime un ideale che quello stesso greco avrebbe considerato inaccettabile.

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Hellenism is an unlucky word. It includes a highly vulgarized concept, badly widespread among handbooks. The fragile world of the ancient greeks begins to disappear when the Hellenism take form: it shortly vanishes into the chaotic cycle of Diadochi and Epigoni. On the threshold of our Age quite little has remained of the ancient greek civilization.
The world and the language of Plutarch are as far from Homer as our age and current language from Petrarca. One issue with the Time is that it easily end up to be compressed in the extreme when observed from a remote perspective.
The following is the epitaph of Meleager of Gadara (1st century BCE) one of the many sprinkled inside the Tradition. Modern readers do generally appreciate this poetry, probably because it mirrors well our own perception of the world. It is interesting how able this composition is to synthesize properly the gap between two worlds: written in a language that a V century greek would have felt odd, it express an ideal that the same greek would have completely denied.

 

Νᾶσος ἐμὰ θρέπτειρα Τύρος· πάτρα δέ με τεκνοῖ
Ἀτθὶς ἐν Ἀσσυρίοις ναιομένα, Γάδαρα·
Εὐκράτεω δ’ ἔβλαστον ὁ σὺν Μούσαις Μελέαγρος
πρῶτα Μενιππείοις συντροχάσας Χάρισιν.
εἰ δὲ Σύρος, τί τὸ θαῦμα; μίαν, ξένε, πατρίδα κόσμον
ναίομεν· ἓν θνατοὺς πάντας ἔτικτε Χάος.
πουλυετὴς δ’ ἐχάραξα τάδ’ ἐν δέλτοισι πρὸ τύμβου·
γήρως γὰρ γείτων ἐγγύθεν Ἀίδεω.
ἀλλά με τὸν λαλιὸν καὶ πρεσβύτην προτιειπὼν
χαίρειν, εἰς γῆρας καὐτὸς ἵκοιο λάλον.


Nasso è l’Isola che mi ha fatto da nutrice,
Ma la mia patria è Gadara, una città dell’Attica che abita la Siria.
Venni al mondo da Eucrateo Io, Meleagro, che con l’aiuto delle Muse
ho gareggiato con le Grazie di Menippo.
Se sono siriano, qual è la meraviglia? O straniero:
Unica è la patria che abitiamo. Un solo Caos ci ha generato tutti.
Vecchio, sopra le tavolette, ho inciso queste parole, di fronte alla mia tomba.
Chi è vicino della vecchiaia è vicino anche all’Ade.
Concedi un saluto a questo vecchio chiacchierone
E possa tu avere una vecchiaia loquace come la mia.

[Tradotto da Vito Paolo DPS]


Island Tyre was my nurse, and Gadara, which is Attic but lies in Syria, gave birth to me. From Eucrates I sprung, Meleager, who first by the help of the Muses ran abreast of the Graces of Menippus.
If I am a Syrian, what wonder? Stranger, we dwell in one country, the world; one Chaos gave birth to all mortals.
In my old age I wrote these lines in my tablets before my burial; for eld and death are near neighbours. Speak a word to wish me, the loquacious old man, well, and mayst thou reach a loquacious old age thyself.

[Translated by W.R. Paton]