Tratto da Avvento notturno (sezione “Dell’ombra”), questo componimento di Mario Luzi è una lirica sull’abbandono, sul congedo, sulla perdita. L’alternanza di endacasillabi e settenari, di immagini di luce intensa ed ombra, rievocano chiari echi leopardiani che testimoniano quanto Luzi fosse debitore al “ragazzo di Recanati”.

Taken from Avvento notturno (section “Dell’ombra“), this composition of Mario Luzi is a lyrical about abandonment, leave, loss. Alternation of hendecasyllabic and heptasyllabic verses, and between images of bright light and shadow, evoke clear leopardian echoes, testifying as Luzi was in debt to “Recanati’s boy”.


 

mario luzi

Eravate:
le taciturne selve aprono al piano
e al sole il vasto seno:
questo è il campo di fieno ove correste.
E dai profondi borghi alta la torre
suona ancora le feste
onde animava ognuna alle finestre
di gioia umana il volto inesistente.
Ma le mani chimeriche e le ciglia
deserte chi solleva più al suo nome
nelle vie silenziose e l’aria come
quando la luna le celesti chiome
odorava di rose fiorentine?
Ma l’amore? e i balconi della sera?
le braccia abbandonate
dal sole alla profonda luce nera
negli orti ove dirada
impallidendo ignota la contrada
chi preme più, chi bacia? Dallo spazio
lontano un vento vuoto
s’alza e parla coi tetti di voi morte.
Ma io sono: ho natura e fede e il tempo
mio umano intercede
per me dalle sostanze eterne amore
ancora , e grave d’esistenze il giorno
s’aggira qui d’intorno mentre tace
il mare delle vostre ombre al mio piede
con un triste e mirifico soggiorno.
L’ora langue sui colli e il cielo fa
di me il limitare dei suoi mondi,
de’ miei sguardi infecondi
l’intenta umanità delle sue stelle:
si spengono le celle
delle pievi montane e il sole e i campi,
lunge l’erba infinita
spazia sui vostri inceneriti lampi,
fanciulle morte; passano su voi
epoche e donne poi come su un’onda
i successivi venti senza sponda
di mare in mare e io tremo innanzi a voi
di questa mia solenne irta esistenza.

Mario Luzi