Jérôme Zonder, giovane artista uscito dall’accademia delle belle arti di Parigi, sviluppa da dieci anni un’opera virtuosa centrata sul disegno, spesso in grande formato, che suscita allo stesso tempo ammirazione e disgusto. Nel suo lavoro si riconoscono tante influenze (Dürer, Ingres, Degas, McCarthy etc.), ma la narrazione occupa un posto originale e importante.

Zonder cerca di ricostruire la complessità del mondo, il suo carattere eterogeneo, e per farlo cerca di ottenere quello che lui chiama “poligrafia”, attraverso un disegno cellulare, una linea narrativa intima, più interiore, e uno spazio più classico nella rappresentazione.

“Il mio principio di lavoro funziona per capillarità, seguendo un sistema di ramificazione che, a partire da un postulato iniziale, esplora dei nuovi territori”.

La sua opera è incentrata sulla nozione di limite: invadere il reale e allo stesso tempo reindirizzare lo spettatore alla sua natura simbolica narrativa.

Il suo lavoro, fortemente critico, è stato equiparato a quello dei “Nouveaux rèalistes”, movimento che rivaluta la posizione dell’artista nel contesto di una società dei consumi, riaffermando gli ideali umanistici di fronte alla espansione industriale.

Nel lavoro di Zonder si passa dallo stile infantile a quello fumettistico, dall’iperrealismo all’aspetto materialista, dalla citazione di Walt Disney alla ripresa materialista delle foto dei campi di sterminio del terzo Reich, fino ai disegni con le dita, che partono alla ricerca delle origini delle prime immagini, gli istinti, le storie di guerre.

Nell’opera Pierre-Francois (di cui abbiamo anche la versione Pierre-Francois et le chat qui rit) ci troviamo davanti a un semplice ritratto.

E’ questo uno dei pochi disegni dell’autore che non espone inserti cartoon, atti sessuali o violenti, rappresentazioni iconografiche e citazioni, bambine che eseguono fellatio, saluti nazisti, scene macabre.

Un occhiolino a Les enfants du paradis, che sembra del tutto paradossale, dato che nella sua serie Jeux d’enfants, Zonder descrive un mondo fatto di perversioni fanciullesche e immoralità pensate, che si avvicina più a un universo infernale.

Ci sembra di essere davanti a un semplice ritratto. Ma, ancora una volta, la narrazione è più importante del disegno stesso. Dopo aver conosciuto la storia, quello che guardiamo, attraverso gli occhi di Pierre Francois ci sembra diverso. Non possiamo più far finta di nulla. Ma possiamo scegliere: attraversare, insieme con lui, una foresta tenebrosa o restare fermi e cercare di intravedere nei suoi occhi un barlume di luce.

“È la narrazione che ci fa entrare nel disegno, il corpo ci tiene alla superficie. Disegnare, per me, è essere senza fine tra distanza e vicinanza, figurazione e astrazione, attrazione e repulsione”.

 

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Pierre-­François, 2011

mine de plomb et fusain sur papier,

 100x70cm

  Collection privée, France

Jérôme Zonder, a young artist from the academy of arts of Paris, has been developing over ten years a work, center on the drawing, especially in a big format and that create admiration and revulsion.

In his work we can recognize a lot of influences, but narration takes an original and important place.

Zander tries to rebuild the complexity of the world, its heterogeneous nature and in order to do this, he tries to obtain the “polygraphy” (as he calls it) with a cellular drawing, a deep narrative line, deeply interior, and a more classic space in the representation.

“My creation system operates with a capillary action, following a system of ramifications that, starting from an initial postulate, explore new territories”.

His work is centered on the notion of limit: invade the reality and in the same time, re-send the spectator in his symbolic and narrative nature.

His work, strongly critical, has been compared to the works of the “Nouveaux Rèalistes”, the movement that revalues the position of the artist in the context of a consumer society of the XX century, reaffirming humanistic ideas in front of an industrial expansion.

In the work of Zander we pass from childhood to cartoon style, from realism to material aspect, from Walt Disney quotes to materialistic retakes of concentration camps photographies, to finger drawings, that search for the first images, instincts, war stories.

In the oeuvre Pierre-François (there is also the version Pierre-Francois et le chat qui rit) we are facing a simple portrait. This is one of the author’s few drawings that does not expose cartoon inserts, little girls during fellatio, Nazi greetings and other macabre scenes.

A wink to Les enfants du paradis, that appears completely paradoxical, given that in his sequence Jeux d’enfants, Zander describes a world made of childlike perversion and conceived wickedness, that resemble more to an infernal world. This time, we seems to be in front of a simple portrait. But, again, narration is more important than drawing. After knowing the story, we see something, through Pierre François’ eyes, that appears different. We can not be indifferent. We can choose: either to pass through a somber forest with him or to stay motionless and try to glimpse in his eyes a light flicker.

“The narration permits us to enter the drawing, while our body holds us on the surface. Drawing is for me, being without an end between distance and proximity, representation and abstraction, attraction and repulsion”.