Chiyuki Sakagami (esponente dell’Art Brut) nasce nel 1961 in Giappone, ma afferma di essere venuta al mondo 6 miliardi di anni fa, nel mare precambriano, dove i pesci le hanno insegnato a sopravvivere nelle acque profonde dell’oceano. Dopo aver vagato per diversi continenti si è ritrovata su un’isola vulcanica, risvegliata dal sonno e circondata dall’essere umano.
Sakagami disegna, nelle sue opere, quello che ha visto durante la sua lunga peregrinazione, dall’era paleozoica alla mesozoica. Ogni anno produce tre o quattro lavori, perché l’energia e la concentrazione necessarie alla realizzazione sono troppo affaticanti per il suo corpo e la sua mente.

La forma è generata da un gesto automatico, che si sviluppa in tratti e punti, riprese più e più volte, fino a quando la composizione occupa tutta la superficie della tela: proprio come il processo che genera un ricordo, l’autrice giapponese, cerca un modo per ritrovare la sua casa, il suo ambiente sicuro.

Ed ecco che il microcosmo è creato: un universo che evoca animali e creature fantastiche, un mondo esistito tanto tempo fa, circondato solo dal rumore silenzioso degli abissi marini, dove, probabilmente, l’ostilità umana è annientata e inghiottita dal “silurian blue”.

Gli uomini hanno un’arma che chiamano linguaggio. Non oso utilizzarla.

 Chiyuki Sakagami Quepzalcoatl Azul, 1979 huile sur toile 168 x 137 cm Photo : Olivier Laffely, Atelier de numérisation - Ville de Lausanne Collection de l’Art Brut, Lausanne no inv. cab-12760

Chiyuki Sakagami
Quetzalcoatl Azul, 1979
huile sur toile
168 x 137 cm
Photo : Olivier Laffely, Atelier de numérisation – Ville de Lausanne
Collection de l’Art Brut, Lausanne
no inv. cab-12760

 

Chiyuki Sakagami (Art Brut exponent), was born in 1961 in Japan, but she declares that she came into the world 6 billion years ago, in the Precambrian Sea, where fish learnt her to survive in the deep ocean’s water. After her trip in different continents, she woke up in a volcanic island, where there was the human being.

In her works, Sakagami draw what she saw in her long journey, from the Paleozoic until the Mesozoic Era. Every year she produces three or four works, because the required energy and concentration strains her body and her mind.

The form is generated from an automatic gesture, in lines and dots, that are repeated until they cover the entire surface of her works: exactly like the process that produces a souvenir, the Japanese artist tries to recreate her home, her safe environment.

Here’s how the microcosm is created: a universe that evokes animals and fantastic creatures, a world of many years ago, surrounded by the silent noise of the marine abyss, where, probably, the human hostility is crushed by the Silurian Blue.

“Human beings have a weapon called “language”. But I dare not use such language now.”