papa-bergoglio-ha-convocato-il-giubileo_254773“Ho deciso di indire un Giubileo straordinario che abbia al suo centro la Misericordia, sarà un anno santo della Misericordia. Vogliamo vivere alla luce della parola del Signore, ‘Siate misericordiosi come il padre!’ (Luca 6,36 ndr.) […] Quest’anno santo inizierà nella prossima solennità dell’Immacolata Concezione, e si concluderà il 20 Novembre del 2016, domenica di nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo, e volto vivo della Misericordia del Padre”.
Con queste parole papa Francesco I annuncia il Giubileo Straordinario che, con 10 anni esatti di anticipo, fornirà alle numerose frotte di pellegrini un’occasione in più di indulgenza.
Aldilà delle facili critiche che potremmo muovere a Bergoglio (o chi per lui) su questa incauta scelta, visti i recenti sviluppi geopolitici (Bomba o non bomba, arriveremo a Roma), e aldilà degli entusiastici e nauseanti cori dei politici (Renzi in testa, sovreccitato per il binomio Expo/Giubileo che coronerà il suo 2015) cerchiamo di riflettere sul cuore del messaggio lanciato dal papa in questo ben preciso momento storico, partendo dalla parola chiave: misericordia.
La misericordia –  che non è quell’impero economico che specula sui diseredati – rappresenta una delle tre virtù di Maria (insieme a giustizia e purezza) ed è la caratteristica più nobile dell’amore divino. La Misericordia non è soltanto amore, ma l’amore più incommensurabile e incondizionato che si possa concepire, poiché è rivolto agli ultimi, agli emarginati, ai peccatori [1]. È nella misericordia che l’uomo esperisce la massima forma d’amore, superando la prova più ardua: amare il prossimo anche se peccatore, anche se nostro nemico, perdonandolo per cinquecentotrentanove volte (l’iperbole del “settanta volte sette” [2]).
Ecco dunque come il messaggio di Bergoglio entra con facilità nel dibattito aperto sull’intolleranza di altri popoli e altre religioni. La cristianità tutta sembra unirsi pacificamente attorno al messaggio di perdono che l’Occidente, dall’alto della sua statura morale, impone al resto del mondo. La retorica del perdono mai come oggi affianca e supporta quella liberal-democratica. Entrambe si sposano insieme per fronteggiare, pacificamente s’intende, la brutale avanzata degli intolleranti.
Di seguito cercherò di individuare le incongruenze che rendono questa retorica una delle più grandi ipocrisie della storia occidentale:

incongruenza biologica: come ampiamente dimostrato dagli etologi, la misericordia è un sentimento biologico nato innumerevoli secoli prima dell’origine di qualsiasi forma religiosa. Chiare tendenze alla compassione esistono non soltanto tra le scimmie antropomorfe – cosa che ci stupisce poco del resto, vista la quasi totale condivisione del patrimonio genetico con quello umano – ma anche in animali meno complessi ed evoluti. Questo sentimento ha convissuto – e convive – con analoghe e altrettanto importanti tendenze al dominio. È dalla sete del dominio che nascono la gran parte delle innovazioni, è nello sfruttamento e nella distruzione della natura che l’uomo è riuscito a produrre manufatti, così come ancora oggi accade, e ciò vale per noi e per qualsiasi altra specie presente sulla terra. È innegabile del resto che i sentimenti di compassione e pietà hanno svolto un ruolo altrettanto importante nell’evoluzione della nostra specie, garantendo comportamenti finalizzati alla protezione della vita in ogni sua forma. La retorica cristiana tende a demonizzare le tendenze al dominio per idealizzare quelle connesse alla compassione, dimenticando di dire non solo che entrambe esistono, ma che servono parimenti alla nostra specie per sopravvivere.
Quando Bergoglio invita alla misericordia, contribuisce a perpetrare un errore concettuale (e colpevole perché consapevole): è impossibile provare misericordia e perdono verso tutti, è impossibile prostrarsi verso il prossimo quando il prossimo è un uomo (o uno Stato) che per ragioni di cose deve innanzitutto sottostare al nostro volere. È incompatibile per la Cristianità benedire un soldato che parte in guerra (cosa che accade ancora oggi) e invitare al contempo alla misericordia. È incompatibile del resto anche il camminare su un prato o arare un terreno, perché equivale a distruggere centinaia di esseri viventi  solo per la realizzazione dei nostri scopi. Ma la natura è il regno dell’Uomo e sta a lui decretare di chi o di cosa avere pietà: di un formicaio tranciato dalla vanga no, non ha senso avere pietà.
Dire quindi che senza la religione cristiana non sarebbe esistita misericordia è una bugia. Dire che occorre avere compassione di tutto è anch’essa una bugia, perché è impossibile, oltre che inutile e incompatibile col nostro essere tendenzialmente predatorio.

incogruenza teologica: come far coincidere l’aspetto giuridico della religione con la misericordia? Come si può credere contemporaneamente all’ordine giuridico teologico e al condono/perdono del peccato/peccatore? Malgrado il gusto del credo quia absurdum che ci spingerebbe ad evidenziare proprio nel paradosso la risposta alla domanda, in realtà bisognerebbe capire non come si possa provare misericordia verso il peccatore (vedi sopra) ma come si possano ritenere credibili delle regole che verrebbero puntualmente vanificate dalla clemenza divina. La risposta fornita solitamente dalla Chiesa è l’ammonimento a non confondere il peccato con il peccatore. Occorre condannare il peccato ma perdonare il peccatore. Ma mi chiedo: come è possibile punire un concetto astratto come il peccato e soprattutto come è possibile separare l’azione dall’agente che la compie? L’unica risposta plausibile – pur se ricca di ulteriori criticità – sarebbe che Dio ci da le regole col solo scopo di infrangerle.
Il dissidio generato da questa contraddizione riecheggia nelle parole di Pietro il Venerabile [3]: “Preferisco andare all’inferno per aver esercitato troppa misericordia piuttosto che andarci per intransigenza”. Parole che fanno al caso della nuova posizione di apertura e tolleranza della Chiesa, apertura che mi appare unicamente in ciò che essa è: un compromesso. Ma il dogma, per definizione, non può flettersi, né fare sconti.
La religione ebraica nasce nell’istante in cui Jahvé stipula il proprio patto con Israele, dotandolo delle sue leggi. Il riconoscimento religioso segue un atto giuridico formale. Ancora di più, l’intera storia della perdizione umana è storia di una trasgressione alla legge divina. Fin dalla Genesi Dio è descritto come Dio-legislatore. Questa funzione, lungi dall’essere una peculiarità del solo mondo semitico, rappresenta una costante in gran parte delle religioni del globo, i cui precetti teologici hanno svolto (e in taluni casi svolgono ancora) una funzione legislativa [4].
Il messaggio misericordioso di Cristo si inserisce prepotentemente nel contesto di questa rigida impostazione sociale, rappresentando un elemento di sovvertimento. La sua predicazione, infatti, è incompatibile sia con i ferrei dogmi religiosi (incompatibilità intra-ecclesiale), sia con gli ordinamenti giuridici civili (incompatibilità extra-ecclesiale).
Se portassimo all’estremo il messaggio della misericordia, se davvero ogni singolo cristiano (dentro e fuori dall’Ecclesia) applicasse i precetti della misericordia, non potrebbe rispettare l’ordine giuridico teologico. La cristianità è dunque scissa fra la legge talmudica da un lato e la “nuova indulgenza” di Cristo dall’altro (come cantava De André) [5]. Il percorso di questo conflitto insanabile, che meriterebbe una trattazione a parte, non raggiunge mai il punto di deflagrazione grazie allo svilimento progressivo che la Chiesa attua verso i propri dogmi.

incongruenza politica: Per quanto riguarda il conflitto “extra-ecclesiale” tra misericordia e legge civile, questo è messo in evidenza e solo apparentemente risolto dalla massima “Date a Cesare quel che è di Cesare”. Questa infatti tenta di separare gli ambiti giurisdizionali ma si limita a decretarne l’incompatibilità. Esistono delle leggi terrene a cui l’uomo deve sottostare, e solo un compromesso da parte dei credenti, con il conseguente ridimensionamento del messaggio evangelico, può rendere quest’ultimo compatibile con l’ordine giuridico vigente. Questo è il motivo della persecuzione dei primi cristiani e del lunghissimo scontro fra Papato e Impero.
Inoltre,  nella situazione di grave crisi sociale in cui versa l’Italia, paese da sempre votato all’indulgenza e alla ritrattazione, il messaggio di Bergoglio rischia di compromettere l’autorevolezza, già fragile, di istituzioni e magistratura. Reazioni paradossali contro i recenti inasprimenti della giustizia – riguardo al tema spinoso della prescrizione – andrebbero inquadrati a mio avviso proprio nel contesto di una più vasta crisi di credibilità delle istituzioni civili.
Per i motivi brevemente descritti, l’invito di Francesco I alla misericordia rappresenta – e non potrebbe essere altrimenti – un invito monco, ipocrita. Non si tratta di un suo limite o di una sua colpa; è la natura stessa dell’uomo prima e del mondo cristiano poi (così come si è configurato a partire da San Paolo) a non permettere l’adesione completa alla misericordia. Per quali ragioni, dunque, si avverte la necessità di indire un Giubileo Straordinario sulla misericordia, se non per chiare strategie di marketing?

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[1] “La misericordia è la dimensione indispensabile dell’amore, è come il suo secondo nome e, al tempo stesso, è il modo specifico della sua rivelazione ed attuazione nei confronti della realtà del male che è nel mondo, che tocca e assedia l’uomo”, Giovanni Paolo II, Enciclica Dives in Misericordia (V, 7).
[2] “Allora Pietro si avvicinò a Gesù e gli domandò: ‘Signore, quante volte dovrò perdonare a un mio fratello che mi fa del male? Fino a sette volte?’ Rispose Gesù: ‘No, non dico fino a sette volte, ma fino a settanta volta sette!’” (Mt,18:21-22).
[3] Pierre de Montboissier (Alvernia, 1092 – Cluny, 1156), fu abate dell’abbazia benedettina di Cluny e venerato come santo dalla Chiesa cattolica.
[4] Uno degli esempi più emblematici lo ritroviamo nella Roma antica, dove il pontifex maximus per moltissimi anni ha detenuto il totale controllo del diritto romano, per coincidere in seguito col ruolo stesso dell’Imperatore a partire da Giulio Cesare.
[5] La contrapposizione fra i dogmi veterotestamentari e quelli neotestamentari, pur se valida, è basata su una semplificazione sommaria che trascura elementi di indulgenza già presenti nella prima. Pensiamo a messaggi come quello che si legge in Ezechiele (18,23): “Io provo forse piacere se l’empio muore?», dice il Signore Dio. «Non ne provo piuttosto quando egli si converte dalle sue vie e vive?”.


“I decided to hold a special Jubilee focused on Mercy. Will be a Holy Year of Mercy. We want to live in light of Lord’s word, ‘Be merciful as your Father!’ (Luke 6:36 ) [ … ] This holy year will begin in the next Solemnity of Immaculate Conception, and will end on November 20, 2016, Sunday of our Lord Jesus Christ King of the Universe and living face of Father’s Mercy.” With this words Pope Francis first announced the extraordinary Jubilee which, with exactly ten years in advance, will give more opportunity of indulgence to the pilgrim’s crowds. Beyond  the obvious reproaches that we could move to Bergoglio (or someone on his behalf) for this imprudent choice, considered recent geopolitical developments (Bomb or not bomb, we will arrive in Rome) , and beyond enthusiastic and sickening chorus of politicians (Renzi in head, overexcited for Expo/Jubilee binomial which will crown his 2015) we try to reflect on the heart of the message sent by Pope in this particular moment, starting by the keyword: Mercy. Mercy – which isn’t  that economic empire speculating on poors – represents one of three Mary’s virtues (with justice and purity) and the characteristic of noblest divine love.  Mercy is not simply love, but the most immeasurable and unconditional love, because it’s direct to the lowly, to the marginalized, to the sinners[1]. Man experiences in mercy the highest form of love,  overcoming the most difficult proof: to love neighbour even if sinner, or our enemy, forgiving him for five hundred thirty-nine times (the hyperbole of “seventy times seven”[2]).Bergoglio’s message then enters easily in open debate about intolerance of other peoples and religions. The whole Christianity is united peacefully around the forgiveness message that West, from its moral stature, imposes to rest of the world.              hThe forgiveness rhetoric now more than ever sustains liberal-democratic ones. Both confront together, peacefully of course, the brutal advance of intolerant. Below I will try to identify the inconsistencies that make this rhetoric one of the greatest hypocrisy of Western history:

biological incongruity: as amply demonstrated by ethologists, mercy is a biological feeling born many years before the origin of any religious form. Clear trends to compassion exist not only between great apes – a state little surprising, given the almost total sharing of their genetic heritage with that human – but also in less complex and evolved animals. This sentiment has lived – and lives –with similar and equally important trends in domain. Much of innovation derive from thirst of domain, in exploitation and destruction of nature man has managed to produce artifacts, as well as still happens, and this is true both for us and any other species on earth. It is undeniable after all that compassion feelings played an equally important role in evolution of our species, allowing life protection behaviors. The Christian rhetoric demonizes trends to domain and idealizes those related to compassion, forgetting to say not only that both exist, but that are equally important for the survival of our species. When Bergoglio calls for mercy, he helps to perpetuate a misconception (guilty because conscious): it’s impossible to feel mercy and forgiveness to all, it’s impossible to bow down to neighbour when he is a man (or a State) that must submit to our will. It is incompatible for Christianity both to bless a soldier going off to war (and this happens even today) and to order  to mercy. It is incompatible after all even walking on a lawn or till the plot, because it destroys hundreds of living beings only for the realization of our purposes. But nature is the Man’s realm and it’s up to him to decree of who or what have pity: it makes no sense to have pity of an anthill sheared through ​​by spade.Therefore to say that without Christianity would not have existed mercy, is a lie. To Say that we need to have compassion for all is also a lie, because it’s impossible, unnecessary and incompatible with our primarily predatory being.

theological incongruity: how to match legal aspect of religion with mercy? How we can believe in juridical-theological order and simultaneously in amnesty of sin/sinner? Despite the taste of credo quia absurdum, which drives us to see in paradox the answer to the question, actually we shouldn’t understand how anyone could prove mercy for sinner (see above) but as we might believe in rules frustrated by divine mercy. The answer usually provided by Church is the warning not to confuse sin with sinner. We must hate the sin and not the sinner. But I wonder how we can punish an abstract concept like sin and especially how we can separate the action from the agent who performs it? The only plausible answer – although full of further problems – is that God would give us the rules for the purpose of breaking them.
The conflict generated by this contradiction echoes  in the words of Peter the Venerable[3] : “I’d rather go to hell for having exercised too much mercy rather than go for intransigence.” Words that are right for the new position of openness and tolerance of Church, opening that seems to me only a compromise. But dogma, by definition, could not bend, or make concessions.
The Jewish religion is born at the moment when Yahweh concluded the pact with Israel, giving it its laws. The religious recognition follows a formal legal act. Even more, the whole history of human perdition is the story of a transgression to divine law. Since Genesis, God is described as a God-legislator. This function is a constant in most religions of the globe, whose theological precepts have played (and in some cases still play) a legislative  function. [4].
Christ’s merciful message enters strongly in this rigid social setting, representing an element of subversion. His preaching, in fact, is incompatible both with the iron religious dogmas (intra-Church incompatibility), both with civil legal systems (extra-Church incompatibility).
If we took message of mercy to extreme, if every Christian (inside and outside the Church) applies precepts of mercy, he could not respect the juridical-theological order. Christianity is then split between Talmudic law on the one hand and the Christ’s “new indulgence” on the other (as sang De André) [5].  The path of this irreconcilable conflict (which deserves a separate discussion) never reaches the point of explosion thanks to progressive devaluation operated by the Church to its dogmas.

political incongruity: Regarding “extra-ecclesial” conflict between mercy and civil law, this is highlighted and apparently solved by maximum “Give back to Caesar what is Caesar’s”. This assertion attempts to separate the two jurisdictional areas but it’s only limited to decree their incompatibility. There are some earthly laws to which man is subject, and only a compromise by believers, with the consequent reduction of evangelical message, can make the latter compatible with existing legal order. This explains the persecution of early Christians and the long battle between Papacy and Empire.
Moreover, given the serious social crisis of Italy, country always voted to indulgence and retraction, Bergoglio’s message compromise fragile authority of institutions and judiciary. Paradoxical reactions against the recent tightening of justice – about the thorny issue of prescription – should be framed in the context of a wider crisis of civil institutions credibility.
For the reasons briefly described, the invitation of Francis I to mercy represents – and it could not be otherwise – an invitation maimed and hypocrite. This is not a limit or a fault of him; is the nature of man before and the Christian world after (as configured from San Paolo) that not allow the full adhesion to mercy. For such reasons, therefore, there is a need to hold a special Jubilee on mercy, excerpt for the clear marketing strategies?

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[1] “For mercy is an indispensable dimension of love; it is as it were love’s second name and, at the same time, the specific manner in which love is revealed and effected vis-a-vis the reality of the evil that is in the world, affecting and besieging man”. Ioannes Paulus II, Encyclical Dives in Misericordia (V, 7).
[2] Then Peter came to Jesus and asked, “Lord, how many times shall I forgive my brother or sister who sins against me? Up to seven times?”Jesus answered, “I tell you, not seven times, but seventy-seven times. (Mt,18:21-22).
[3]  Peter of Montboissier(Alvernia, 1092 – Cluny, 1156), abbot of the Benedictine abbey of Cluny. He has been honored as a saint by Catholic Church.
[4] It is significant that in ancient Rome the pontifex maximus for many years held the total control of the Roman law, later coinciding with the same role of Emperor, since Julius Caesar.
[5] The contrast between dogmas of Old Testament and New ones, even if valid, is based on a simplification overlooking indulgence elements already present in the Old. For exemple, we read in Ezekiel (18:23): “Have I any pleasure at all that the wicked should die? saith the Lord God: and not that he should return from his ways, and live?”