(1) Il Signore disse a Mosè e ad Aronne in terra d’Egitto: (2) «Questo mese sarà per voi l’inizio dei mesi, sarà per voi il primo mese dell’anno. (3) Parlate a tutta la comunità d’Israele e dite: “Il dieci di questo mese ciascuno si procuri un agnello per famiglia, un agnello per casa. (4) Se la famiglia fosse troppo piccola per un agnello, si unirà al vicino, il più prossimo alla sua casa, secondo il numero delle persone; calcolerete come dovrà essere l’agnello secondo quanto ciascuno può mangiarne. (5) Il vostro agnello sia senza difetto, maschio, nato nell’anno; potrete sceglierlo tra le pecore o tra le capre (6) e lo conserverete fino al quattordici di questo mese: allora tutta l’assemblea della comunità d’Israele lo immolerà al tramonto. (7) Preso un po’ del suo sangue, lo porranno sui due stipiti e sull’architrave delle case nelle quali lo mangeranno. (8) In quella notte ne mangeranno la carne arrostita al fuoco; la mangeranno con azzimi e con erbe amare. (9) Non lo mangerete crudo, né bollito nell’acqua, ma solo arrostito al fuoco, con la testa, le zampe e le viscere. (10) Non ne dovete far avanzare fino al mattino: quello che al mattino sarà avanzato, lo brucerete nel fuoco. (11) Ecco in qual modo lo mangerete: con i fianchi cinti, i sandali ai piedi, il bastone in mano; lo mangerete in fretta. È la Pasqua del Signore! (12) In quella notte io passerò per la terra d’Egitto e colpirò ogni primogenito nella terra d’Egitto, uomo o animale; così farò giustizia di tutti gli dèi dell’Egitto. Io sono il Signore! (13) Il sangue sulle case dove vi troverete servirà da segno in vostro favore: io vedrò il sangue e passerò oltre; non vi sarà tra voi flagello di sterminio quando io colpirò la terra d’Egitto. (14) Questo giorno sarà per voi un memoriale; lo celebrerete come festa del Signore: di generazione in generazione lo celebrerete come un rito perenne.

Casa, o forse è meglio dire il mio passato, è legato indissolubilmente ad alcune immagini; luce pervasiva e sudore è senza dubbio una di questa. Un’altra immagine ricorrente è lo sfavillante profumo della zagara e l’intenso sapore delle loro figlie. Ma se c’è un’immagine che più di tutte associo al mio passato questa è il fremire della foglie d’ulivo al vento. Adoro gli ulivi. Nel loro fusto contorto ho sempre visto la volontà di nascondere il peso degli anni o di mutilazioni non troppo cercate; li ho sempre pensati come alberi riflessivi, li immagino ad osservare i loro vicini, consigliarli, proteggerli e piangere per la loro precoce morte. Li penso a prendere il fresco per l’estate in inverno e viceversa in estate, ma senza mai lamentarsi, lì granitici, come fossero delle querce da frutto.
Eppure tra ciò che immagino e la realtà c’è una discreta differenza. Anche loro non sono invincibili, anche loro hanno dei nemici. È il caso della Xylella fastidiosa, un batterio (della classe Gammaproteobacteria, famiglia delle Xanthomonadaceae, nel caso ci fosse qualcuno che se lo stesse chiedendo) noto per provocare la malattia di Pierce nella vite, la clorosi variegata (CVC) negli agrumi e, per l’appunto, il disseccamento degli ulivi.  L’apposizione “fastidiosa” indica la difficoltà di stanare questo batterio: sarebbe giunto in Italia con l’importazione dal Costa Rica di piante di caffè infette (credo che si sia scoperto in seguito dell’infettamento). In quest’ultimo anno, Xyl sta sterminando diverse piantagioni d’uliveti nel Salento. Il metodo più efficace e greenly correct per contrastare il batterio e per prevenire la sua diffusione sembrerebbe* sradicare e bruciare gli ulivi infetti. Se questo batterio è riuscito ad arrivare da così lontano, è facile pensare che potrebbe diffondersi in altre zone d’Italia o oltreconfine con gli stessi effetti disastrosi. Non sono mai stato in Salento, ma immagino che un Salento senza ulivi assomigli più o meno ad una tundra assolata. Mi immedesimo nei contadini che vedevano le croci sui fusti dei loro ulivi. Mi sentirei impotente nel vedere quelle tracce di rosso, un po’ come un semidio egiziano disorientato nel vedere alcuni stipiti insanguinati ed altri no. Impotente di fronte all’ineluttabilità di quei segni, impotente ed un po’ monco. Monco di radici, radici che mi sono sempre appartenute. Immagino un giorno, nel futuro, di indicare a qualche bambino un campo ormai deserto e dire

Immagina questo coperto di ulivi,
immagina i frutti e immagina i fiori
e pensa alle voci e pensa ai colori

e di raccontare di poveri polloni disperati che da un giorno all’altro si ritrovarono a vagare nei campi in cerca di radici dalle quali nutrirsi e crescere, radici che purtroppo erano ormai scomparse.
Il punteruolo rosso ci ha già tolto dalla mano sinistra le foglie di palme, la xylella probabilmente i ramoscelli d’ulivi: la domanda sorge spontanea, chi è il prossimo condannato dalle Sacre Scritture?

 

*Non ho i mezzi né la voglia (di documentarmi in maniera soddisfacente) per discutere di come combattere la xylella (se avete i mezzi o la voglia potete guardare qua o addirittura qui).

 


 

The Lord said to Moses and Aaron in Egypt, “This month is to be for you the first month, the first month of your year. Tell the whole community of Israel that on the tenth day of this month each man is to take a lamb for his family, one for each household. If any household is too small for a whole lamb, they must share one with their nearest neighbor, having taken into account the number of people there are. You are to determine the amount of lamb needed in accordance with what each person will eat. The animals you choose must be year-old males without defect, and you may take them from the sheep or the goats. Take care of them until the fourteenth day of the month, when all the members of the community of Israel must slaughter them at twilight. Then they are to take some of the blood and put it on the sides and tops of the doorframes of the houses where they eat the lambs. That same night they are to eat the meat roasted over the fire, along with bitter herbs, and bread made without yeast. Do not eat the meat raw or boiled in water, but roast it over a fire—with the head, legs and internal organs. 10 Do not leave any of it till morning; if some is left till morning, you must burn it. 11 This is how you are to eat it: with your cloak tucked into your belt, your sandals on your feet and your staff in your hand. Eat it in haste; it is the Lord’s Passover. 12 “On that same night I will pass through Egypt and strike down every firstborn of both people and animals, and I will bring judgment on all the gods of Egypt. I am the Lord. 13 The blood will be a sign for you on the houses where you are, and when I see the blood, I will pass over you. No destructive plague will touch you when I strike Egypt. 14 “This is a day you are to commemorate; for the generations to come you shall celebrate it as a festival to the Lord—a lasting ordinance.

 

Home, or maybe it is better to say my past, is inseparably tied to some images; pervasive light and sweat are undoubtedly some of these. Another recurring image is the sparkling scent of orange blossom and the intense flavor of their daughters. However, if there is an image that most of all, I associate with my past; it’s the thrill of olive leaves in the wind. I love olive trees. In their twisted trunk, I always saw the non-will to hide the weight of years or not asked mutilations; I have always thought of olive trees as thoughtful trees, I imagine them observing, counselling, protecting their neighbors and weep for their early death. I see olive trees store cold. I think of them taking in fresh air for the summer in winter and vice versa in summer, but without ever complaining, still, as if they were fruit oaks

Nevertheless, between what I imagine and reality, there is a reasonable difference. Even they are not invincible, even they have enemies. It’s the case of “Xylella Fastidiosa” a bacteria (amongst the group of Gammaproteobacteria, of the family of the Xanthomonadaceae, if you were asking yourself) renowned for causing Pierce’s disease in vines, “Citrus Variegated Chlorosis” (CVC) in cytrus trees and, indeed, desiccation in olive trees. The apposition “fastidiosa” (annoying) indicates the difficulty of eradicating this disease: it has probably arrived from Costa Rica on some contaminated coffee plant (discovered after infection). In the past year, Xyl has exterminated many olive plantations in Salento. The most effective and greenly correct way to avoid the spreading of the bacteria is to eradicate and burn the trees. If this bacteria managed to arrive from such far distance it is easy to predict that it could easily spread in other areas of Italy or abroad with the same consequences. I have never been to Salento but I imagine that Salento without olive trees will probably look like a sunny tundra. I can empathize with the peasantry that saw those crosses on the trunk of their trees. I would feel powerless in seeing these red traces, as an Egyptian god disoriented in seeing some jambs with blood and some without. Powerless facing those inescapable signs, powerless and a bit crippled. Crippled of roots, roots that have always belonged to me.

I imagine a day, in the future, where I’ll point out to a child an empty field and say:

Imagine this field covered with olive trees,
Imagine the fruits, imagine the flowers,
think of the smells think of the colors

And to tell tales of desperate suckers wondering to find roots from which feed and grow, roots that were by then long gone.

The red palm weevil took from our hands the palm leaves; xylella will probably do the same with olive branches: a natural question comes to thought, is there someone involved that hates Easter?

I do not have the will nor the instruments to debate on how to fight Xylella (if instead you do, you can look here or here).