Veda significa sapere. La radice è la stessa da cui dipende il latino video e quindi l’italiano vedere. Il senso è rimasto invariato nei millenni: Veda è infatti quel tipo particolare di sapere che si ottiene per esperienza diretta. Ho visto quindi so.

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Pandit che legge un Inno del RVeda a Varanasi  (A pandit reciting RVeda hymns, photo by M Prem Kumar)

È possibile spendere molte parole su come il Veda sia stato il perno millenario della cultura indiana, origine diretta delle eterodossie (Buddhismo e Jainismo) e, di conseguenza, tronco e linfa dell’intera civiltà asiatica. Ma l’aspetto più interessante del Veda, probabilmente, è al contrario la capacità di dubitare della sua stessa natura. Il cosmo vedico è popolato da divinità che dubitano di loro stesse, enigmi e storie destinati a rimanere irrisolti. Il decimo libro del Veda ospita un inno, il 129, in cui si raggiunge probabilmente l’iperbole di questa tendenza. È un inno cosmogonico, ma più che elaborare un sistema lo distrugge. I commentatori antichi e moderni si sono più volte interrogati sulla natura di questo inno, senza mai trovare una soluzione universalmente accettata. Non è importante. È molto probabile infatti che i poeti che hanno composto l’inno l’abbiano fatto con l’esplicito intento di alimentare il dubbio e mantenere irrisolto l’enigma dell’origine: Egli (l’Unico) – recita l’ultima strofa – sicuramente lo sa. Oppure No.

 

Veda means knowledge. The very root of this word is the same as latin video from which the Italian vedere originates. Veda represents in effect a particular kind of knowledge obtained by direct experience: I have seen once, hence I now know.

It is easy to say how Veda has been the pivot of indian culture, the origin of heterodoxies (Buddhism and Jainsim), and, as consequence, truck and lymph for the whole asian civilization. Nevertheless one of the most interesting aspects of the Veda is its ability of doubting about its own nature. Vedic cosmos is populated by deities who often doubt on themselves, riddles and stories intended to stay unresolved. Book X of ṚgVeda hosts a special hymn, X.129, where the hyperbole of this tendency is finally touched. This is a cosmogonic hymn but, in fact, it tends to destroy rather than build the system up. Ancient and modern fellows have tried in many occasions an interpretation but they have never reached a common solution. As a matter of fact, this has no importance. It is truly possible that poets who composed this hymn have deliberately chosen to foster the doubt and keep unresolved the riddle of the origin. He surely knows. -performs the last strophe- Or maybe not.


Ṛg Veda X.129

नासदासीन नो सदासीत तदानीं नासीद रजो नो वयोमापरो यत |
किमावरीवः कुह कस्य शर्मन्नम्भः किमासीद गहनं गभीरम ||

न मर्त्युरासीदम्र्तं न तर्हि न रात्र्या अह्न आसीत्प्रकेतः |
आनीदवातं सवधया तदेकं तस्माद्धान्यन न परः किं चनास ||

तम आसीत तमसा गूळमग्रे.अप्रकेतं सलिलं सर्वामा इदम् |
तुछ्येनाभ्वपिहितं यदासीत तपसस्तन्महिनाजायतैकम ||

कामस्तदग्रे समवर्तताधि मनसो रेतः परथमं यदासीत |
सतो बन्धुमसति निरविन्दन हर्दि परतीष्याकवयो मनीषा ||

तिरश्चीनो विततो रश्मिरेषामधः सविदासीत् |
रेतोधासन् महिमान आसन सवधा अवस्तात परयतिः परस्तात ||

को अद्धा वेद क इह पर वोचत कुत आजाता कुत इयंविस्र्ष्टिः |
अर्वाग देवा अस्य विसर्जनेनाथा को वेद यताबभूव ||

इयं विस्र्ष्टिर्यत आबभूव यदि वा दधे यदि वा न |
यो अस्याध्यक्षः परमे वयोमन सो अङग वेद यदि वा नवेद ||


A quel tempo il non-essere non esisteva e così neanche l’essere esisteva.
Non esisteva l’atmosfera, non esisteva il cielo.
Che cosa respirava? E sotto il riparo di cosa?
C’era forse acqua o abisso profondo?

A quel tempo non c’era morte né non-morte.1
Non c’era percezione della notte e del giorno.
Quello, l’Uno, respirò senza respiro per sua stessa natura.
Ma oltre ciò non c’era null’altro.

All’inizio c’era oscurità nascosta nell’oscurità.
Tutto era un oceano senza forma.
Tutto ciò che esisteva era celato nel vuoto:
L’Uno allora prese forma per il grande potere del calore.

Un desiderio, quindi, si generò a partire dal pensiero
Che era già insito nel seme originario.
I poeti, investigando nei loro cuori con pensiero ispirato,
Trovarono ciò che lega l’essere e il non essere.

La loro corda2 era tesa:
Che cosa c’era sotto (la corda)? Che cosa sopra?
C’erano potenze genitrici e alte energie,
C’erano forze libere sotto e offerta sopra.

Chi sa davvero? Chi potrebbe dirlo con certezza?
Da dove è nato? Da dove (deriva) questa creazione?
Gli dei infatti vengono dopo la creazione di questo mondo.
Chi può sapere, dunque, da dove tutto ciò è venuto in essere ?

Egli, prima origine della creazione [sa]
Se (lui stesso) ha prodotto tutto questo o se non lo ha prodotto.
Colui i cui occhi controllano questo mondo dall’alto cielo,
Egli sicuramente lo sa. Oppure no.3

(Traduzione di Vito Paolo DPS)

[1] Intende probabilmente il canonico merisma uomini/divinità

[2] Quella della corda è un’immagine cosmogonica nota anche in altre culture Indoeuropee. Indica il limite fra due realtà separate, come il cielo e la terra.

[3] Che sia voluto o no, il testo originale è problematico dal punto di vista sintattico. Per due volte la protasi di un periodo ipotetico è lasciata senza l’apodosi reggente. Non è possibile mantenere l’architettura del testo originale nella traduzione italiana. 


The non-existent did not exist, nor did the existent exist at that time.
There existed neither the midspace nor the heaven beyond.
What stirred? From where and in whose protection?
Did water exist, a deep depth?

Death did not exist nor deathlessness then.
There existed no sign of night nor of day.
That One breathed without wind through its inherent force.
There existed nothing else beyond that.

Darkness existed, hidden by darkness, in the beginning.
All this was a signless ocean.
When the thing coming into being was concealed by emptiness,
then was the One born by the power of heat.

Then, in the beginning, from thought there developed desire,
which existed as the primal semen.
Searching in their hearts through inspired thinking,
poets found the connection of the existent in the non-existent.

Their cord was stretched across:
Did something exist below it? Did something exist above?
There were placers of semen and there were powers.
There was inherent force below, offering above.

Who really knows? Who shall here proclaim it? –
from where was it born, from where this creation?
The gods are on this side of the creation of this world.
So then who does know from where it came to be?

This creation – from where it came to be,
if it was produced or if not –
he who is the overseer of this world in the highest heaven,
he surely knows. Or if he does not know… ?

(Translation by J. P. Brereton)