Vi proponiamo una poesia di Joumana Haddad prendendo spunto dalla notizia della sua esclusione ad una conferenza in Bahrein. Joumana Haddad (Beyrouth 1970): libanese, atea, divorziata, madre di due figli da due padri differenti. Poetessa e giornalista, militante per i diritti della donna. È stata selezionata come una delle donne più influenti al mondo nel marzo 2014 dal giornale CEO Middle East (posizione 62) per il suo attivismo culturale e sociale. Nei suoi libri denuncia la schizofrenia nella quale vivono gli arabi oggi, l’ipocrisia di queste società dove la sessualità è un tabù quando invece sono ossessionati dal sesso. (Qui un interessante articolo su J. Haddad)

We propose a poem by Joumana Haddad inspired by the news of her exclusion at a conference in Bahrain. Joumana Haddad (Beyrouth 1970): lebanese, atheist, divorced, mother of two children by two different fathers. Poet and journalist, campaigner for women’s rights. She was selected as one of the most influential women in the world in March 2014 by the newspaper CEO Middle East (position 62) for its cultural and social activism. In her books she describes schizophrenia in which Arabs live, the hypocrisy of these societies where sexuality is taboo when in fact they are obsessed with sex. (Here an interesting article on J. Haddad)


 

Nessuno può immaginare
quello che dico quando sono in silenzio
quello che vedo quando chiudo gli occhi
come vengo sospinta quando vengo sospinta
quello che cerco quando tendo le mani.
Nessuno, nessuno sa
quando ho fame, quando parto
quando cammino e quando mi perdo,
e nessuno sa
che la mia partenza è un ritorno
ed il mio ritorno una rinuncia,
questa debolezza è una maschera,
la mia forza è una maschera,
e quel che seguirà è una tempesta.

Credono di sapere
e io glielo lascio credere
e io mi trovo.

Mi hanno messo in una gabbia tale che
la mia libertà fosse una loro concessione
e che io li debba ringraziare e obbedire.
Ma io sono libera prima e dopo di loro,
con loro e senza loro.
Io sono libera nella mia soppressione e nella mia sconfitta.
La mia prigione è ciò che io voglio!
La chiave della mia prigione è la loro lingua
ma la loro lingua si avvinghia intorno alle dita
del mio desiderio
e il mio desiderio non lo riusciranno mai a domare.

Sono una donna.
Credono che la mia libertà sia loro sia loro proprietà,
io glielo lascio credere
e io mi trovo.

(traduzione dal francese di Marco M.)


No one can guess
what I say when I am silent,
who I see when I close my eyes,
how I am carried away when I am carried away,
what I search for when I reach out my hands.

Nobody, nobody knows
when I am hungry, when I take a journey,
when I walk and when I am lost.
And nobody knows
that my going is a return
and my return is an abstention,
that my weakness is a mask
and my strength is a mask,
and that what is coming is a tempest.

They think they know
so I let them,
and I happen.

They put me in a cage so that
my freedom may be a gift from them,
and I’d have to thank them and obey.
But I am free before them, after them,
with them, without them.
I am free in my oppression, in my defeat
and my prison is what I want.
The key to the prison may be their tongue.
But their tongue is twisted around my desire’s fingers,
and my desire they can never command.

I am a woman.
They think they own my freedom.
So I let them,
and I happen.

(traduction from arabic by Joumana Haddad)