“La crisi in cui oggi si trova ogni aspetto della civiltà tradizionale, e non solo europea, non è semplicemente accompagnata, ma è prodotta dal progetto che sta alla base della forza scientifico-tecnologica. Quest’ultima non solo domina oggi ogni altra forza della terra, ma si fonda sul progetto del dominio illimitato su tutte le cose, cioè sul progetto di una produzione e distruzione controllate e illimitate dell’universo. Per questo progetto non esiste in linea di principio alcuna cosa che non sia dominabile (ossia producibile e distruggibile), e di fronte alla capacità produttiva-distruttiva della tecnica vanno in effetti cadendo tutti i limiti che in passato, come inderogabili leggi, erano stati posti all’azione dell’uomo: la legge di Dio, la legge naturale, la legge morale”. (Emanuele Severino, Gli abitatori del tempo 2009)

“Crisis of traditional civilization (not only European) is produced – not simply accompanied – by the project at base of Technoscience. This, that today dominates every force on earth, is based on the project of unlimited dominion over all things, project of controlled and unlimited production/destruction of Universe. Theoretically, according to this project, there isn’t anything that is not controllable, namely producible and destructible. In front of technique’s ability to create and destroy, fall limits imposed in the past to the man’s action, such as mandatory laws: God’s law, natural law, moral law”. (Emanuele Severino, “The inhabitants of time” 2009).


CAM-Brassens 1Du temps que régnait le Grand Pan,
Les dieux protégeaient les ivrognes
Un tas de génies titubants,
Au nez rouge, à la rouge trogne.
Dès qu’un homme vidait les cruchons,
Qu’un sac à vin faisait carousse
Ils venaient en bande à ses trousses,
Compter les bouchons.
La plus humble piquette était alors bénie,
Distillée par Noé, Silène, et compagnie.
Le vin donnait un lustre au pire des minus,
Et le moindre pochard avait tout de Bacchus.

Mais se touchant le crâne, en criant « J’ai trouvé »,
La bande au professeur Nimbus est arrivée
Qui s’est mise à frapper les cieux d’alignement,
Chasser les Dieux du Firmament.
Aujourd’hui ça et là, les gens boivent encore,
Et le feu du nectar fait toujours luire les trognes
Mais les dieux ne répondent plus pour les ivrognes.
Bacchus est alcoolique, et le grand Pan est mort.

Quand deux imbéciles heureux,
S’amusaient à des bagatelles,
Un tas de génies amoureux,
Venaient leur tenir la chandelle.
Du fin fond des Champs Elysées,
Dès qu’ils entendaient un « Je t’aime »,
Ils accouraient à l’instant même, Compter les baisers.
La plus humble amourette, était alors bénie,
Sacrée par Aphrodite, Eros, et compagnie.
L’amour donnait un lustre au pire des minus,
Et la moindre amoureuse avait tout de Vénus.

Mais se touchant le crâne, en criant « J’ai trouvé »,
La bande au professeur Nimbus est arrivée
Qui s’est mise à frapper les cieux d’alignement,
Chasser les Dieux du Firmament.
Aujourd’hui ça et là, les cœurs battent encore,
Et la règle du jeu de l’amour est la même.
Mais les dieux ne répondent plus de ceux qui s’aiment.
Vénus s’est faite femme, et le grand Pan est mort.

Et quand fatale sonnait l’heure,
De prendre un linceul pour costume
Un tas de génies l’œil en pleurs,
Vous offraient les honneurs posthumes.
Pour aller au céleste empire,
Dans leur barque ils venaient vous prendre.
C’était presque un plaisir de rendre, Le dernier soupir.
La plus humble dépouille était alors bénie,
Embarquée par Caron, Pluton et compagnie.
Au pire des minus, l’âme était accordée,
Et le moindre mortel avait l’éternité.

Mais se touchant le crâne, en criant « J’ai trouvé »,
La bande au professeur Nimbus est arrivée
Qui s’est mise à frapper les cieux d’alignement,
Chasser les Dieux du Firmament.
Aujourd’hui ça et là, les gens passent encore,
Mais la tombe est hélas la dernière demeure
Et les dieux ne répondent plus de ceux qui meurent.
La mort est naturelle, et le grand Pan est mort.

Et l’un des derniers dieux, l’un des derniers suprêmes,
Ne doit plus se sentir tellement bien lui-même
Un beau jour on va voir le Christ,
Descendre du calvaire en disant dans sa lippe
« Merde je ne joue plus pour tous ces pauvres types ».
J’ai bien peur que la fin du monde soit bien triste.

Georges Brassens


Il grande Pan

Nel tempo in cui regnava il grande Pan
gli dei proteggevano gli ubriachi
un mucchio di spiriti barcollanti
dal naso rosso, dal rosso grugno.
Quando un uomo aveva svuotato le brocche
quando un ubriaco faceva baldoria
loro accorrevano a frotte per contare i tappi.
Il più umile vinello era allora benedetto,
distillato da Noè, Sileno e compagnia.
Il vino illuminava anche l’ultimo degli ultimi
e il misero ubriaco aveva tutto di Bacco.

Ma grattandosi il capo e gridando “Ho trovato!”
La banda del professor Nimbus è arrivata
e ha iniziato a riempire il cielo di linee
scacciando gli dei dal firmamento.
Oggi qua e là, gli uomini bevono ancora
e il fuoco di nettare infiamma sempre i visi
ma gli dei non si curano più degli ubriachi.
Bacco è alcolizzato e il Grande Pan è morto.

Quando si coccolavano due sciocchi fortunati
un mucchio di spiriti innamorati
correvano da loro per regger la candela.
Dal profondo dei Campi Elisi
quando si udiva pronunciare un “Ti amo”
accorrevano all’istante per contare i baci.
Il più umile innamorato era allora benedetto
sacro ad Afrodite, Eros e compagnia.
L’amore illuminava anche l’ultimo degli ultimi
e il misero innamorato aveva tutto di Venere.

Ma grattandosi il capo e gridando “Ho trovato!”
La banda del professor Nimbus è arrivata
e ha iniziato a riempire il cielo di linee
scacciando gli dei dal firmamento.
Oggi, qua e là, i cuori battono ancora
e la regola del gioco dell’amore è la stessa.
Ma gli dei non si curano più di quanti s’amano.
Venere si è fatta donna, e il grande Pan è morto.

E quando scoccava l’ora fatale
di prendere un sudario per mantello
un mucchio di spirito piangenti
venivano ad offrirvi i loro onori postumi.
Per andare al celeste impero
venivano a prendervi con le loro barche
era quasi un piacere esalare l’ultimo respiro.
Il più umile defunto era allora benedetto
imbarcato da Caronte, Plutone e compagnia.
Anche all’ultimo degli ultimi l’anima era concessa
e il misero mortale aveva l’eternità.

Ma grattandosi il capo e gridando “Ho trovato!”
La banda del professor Nimbus è arrivata
e ha iniziato a riempire il cielo di linee
scacciando gli dei dal firmamento.
Oggi, qua e là, la gente trapassa ancora
ma la tomba è, ahimé,
la nostra ultima dimora.
Gli dei non si curano più di chi muore
la morte è naturale, e il grande Pan è morto.

E uno degli ultimi dei, uno degli ultimi sovrani
non dovrà sentirsi così tanto bene
un bel giorno vedremo arrivare Cristo
che scende dal calvario e grida nella sua lingua:
“Merda io non gioco più per certa gente!”
Ho paura che la fine del mondo sarà molto triste.

Traduzione di R. Ricceri