L’acqua era immobile e le luci riflesse non brillavano come di solito fanno.
Lei disse: “Non ci credo al destino”.
“Neanche io, ma il destino non c’entra. Si chiama caso, una delle infinite possibilità divenuta materia.”
“E non ti senti prigioniero di questa materia? Non ti opprime il suo peso?”
“Beh si, a me come a chiunque. La gravità, sai, la terra, le ali che non abbiamo e dobbiamo inventarci.
Volevo percorrerla insieme a te questa strada, e non mi era mai capitato. Ma è tutto un forse, uno spiarsi, credere sia vero, guardare avanti e girarsi, provarli tutti i sentimenti, in un attimo…
Come vedi sono molto aldiquà delle tue certezze.
La mia leggerezza eri tu…”

10984264_10153012118651210_5138879985465651030_n(Foto di Salvatore M.)

Hanging Lights

Water was still and lights didn’t glow on the surface as they always do.
She said: ” I don’t believe in destiny.”
“Me neither, but it’s not about destiny. I’d call it chance, one of the infinite possibilities made matter.”
“And don’t you feel the oppression of this matter? Can you bear its weight?”
“Well, I do feel it, everybody does. The gravity, you know, the earth, the wings we don’t have and we need to invent for ourselves.
I wanted to walk down this road with you, and I never felt this way. But, you know, it’s all maybe, spying each other, believing it’s true, looking forward and turning back, feeling all you can feel, in one single moment…
I’m far on this side of your certainties.
My lightness, it was you…”

Salvatore Minissale